Bajani e lo Strega, tra patriarcato e numeri che non tornano

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Per una sera, avremmo voluto parlare solo di libri. Invece, il Premio Strega 2025 ha scelto di premiare Andrea Bajani e il suo L’Anniversario, un’autofiction che ripropone, senza troppe sorprese, la solita polemica sul patriarcato. Se l’intento era sfidare il conformismo, forse sarebbe stato più audace affermare che la società italiana, oggi, di patriarcale ha ben poco. Ma il dibattito, come spesso accade, si è arenato su posizioni prevedibili, mentre il vero problema rimane altrove: i libri, in Italia, non li legge quasi nessuno.

I numeri, del resto, parlano chiaro: nel nostro Paese si vendono 4,5 libri pro capite all’anno, contro i 12 della Germania, i 10 del Regno Unito e i 9 della Francia. Persino la Spagna, con i suoi 7 volumi a testa, ci surclassa. Se volessimo eguagliarla, dovremmo vendere 150 milioni di copie in più. Le ragioni? Certo, i salari stagnanti e il potere d’acquisto in picchiata non aiutano. Ma il nodo è più profondo, e riguarda un Paese che sembra aver smarrito il gusto della lettura, relegando i libri a oggetti di nicchia.

Eppure, lo Strega continua a illudersi di essere un volano per le vendite, quando ormai è poco più di un concorso autoreferenziale. Bajani, dopo la vittoria, ha fatto tappa a Cervo Letteratura, tra gli applausi di una platea di addetti ai lavori. La cornice era suggestiva – piazza Corallini, la conduzione affidata a Monica Giandotti – ma resta il dubbio che fuori da quel borgo ligure, in spiaggia, pochi apriranno L’Anniversario. Forse, sarebbe stato più interessante premiare un romanzo come Uccidere un fascista di Giuseppe Culicchia, capace di scardinare tabù con una scrittura meno compiaciuta.

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