Ucraina, sette paesi Ue spingono sugli asset russi mentre Trump critica Zelensky
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Redazione Esteri
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La pressione per destinare i beni russi congelati alla ricostruzione dell'Ucraina acquisisce nuovo slancio da una lettera congiunta, indirizzata ai vertici dell'Unione Europea, dai leader di sette stati membri: Estonia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Polonia e Svezia. Il nucleo della missiva, che riprende e sostiene una proposta già circolata a Bruxelles, verte sull'utilizzo di quei capitali, immobilizzati dopo l'invasione, per un prestito finalizzato alle riparazioni dei danni di guerra, i quali, come è noto, ammontano a centinaia di miliardi. Tale iniziativa, che non a caso giunge in un momento di riflessione generale sugli strumenti finanziari da mettere in campo, si intreccia con la complessa partita diplomatica in corso, nella quale si inseriscono anche le parole del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Le dichiarazioni dalla Casa Bianca e la nuova settimana europea
Proprio Trump, rispondendo a domande dei giornalisti sulle trattative per la pace, ha espresso una certa delusione nei confronti di Volodymyr Zelensky, affermando, senza mezzi termini, che il presidente ucraino non avrebbe ancora letto il suo piano di risoluzione del conflitto. «Stiamo parlando con Putin e con i leader ucraini, incluso Zelensky», ha dichiarato, aggiungendo di credere che la Russia sia d'accordo sul progetto, mentre nutre dubbi sull'approvazione dello stesso Zelensky, il quale, a suo dire, sembrerebbe mostrare minore entusiasmo rispetto al suo entourage. Queste osservazioni, che gettano una luce sulle dinamiche negoziali parallele che Washington sostiene di condurre, arrivano mentre Kyiv inaugura una nuova serie di consultazioni ad alto livello con i partner europei.
Gli incontri di Zelensky a Londra e il contesto strategico
Volodymyr Zelensky, nel corso della stessa settimana, ha infatti incontrato a Londra il primo ministro britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in un giro di consultazioni volto a rafforzare il sostegno politico e militare in una fase percepita come delicata. Da parte italiana, nel corso di una telefonata tra il presidente del Consiglio e Zelensky, è stato ribadito il sostegno all'impegno americano per un percorso che porti a una pace giusta, un elemento che, seppure generico, segnala l'attenzione degli alleati verso ogni possibile sviluppo negoziale. Questi movimenti diplomatici avvengono sullo sfondo di un conflitto che, nonostante le offensive e le controffensive, non mostra ancora segni di una prossima risoluzione militare.
Lo scenario giuridico-finanziario e le posizioni di Mosca
La questione degli asset russi, d'altro canto, rappresenta un capitolo a sé stante, tecnico ma di enorme portata politica, poiché tocca il tema della responsabilità per i danni causati e del diritto internazionale. L'ipotesi di un prestito garantito dai proventi di tali beni, sebbene teoricamente lineare, si scontra con una serie di ostacoli legali non indifferenti, che le istituzioni comunitarie stanno esaminando con cautela. Intanto, dalle dichiarazioni di un influente politologo vicino al Cremlino emergono con chiarezza quelli che sarebbero, secondo Mosca, i punti irrinunciabili e non negoziabili in qualsiasi futuro accordo, una mappa concettuale che delinea un perimetro d'azione estremamente rigido e che, di fatto, circoscrive ogni margine di trattativa sul piano territoriale e di sicurezza.




