Gelo dalla Siberia tra aprile e inizio maggio 2026: perché il rischio resta aperto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Chi si fosse già concesso l’illusione di una primavera in anticipo, magari approfittando dei recenti picchi quasi estivi, dovrà probabilmente fare i conti con un risveglio brusco. Perché, contrariamente a quanto l’afa fuori stagione degli ultimi giorni lascerebbe supporre, il quadro meteorologico sta per cambiare radicalmente – e non certo in nome della mitezza. Il rischio, a dirla tutta, è quello di una vera e propria ondata di freddo tardivo, capace di investire l’Italia tra aprile e i primi di maggio, congelando quelle speranze di clima già stabilmente caldo che molti avevano ormai accarezzato.

L’anomalia termica e il crollo imminente

Negli ultimi giorni, alcune città del Nord Italia – Milano e Torino per citarne due – hanno registrato punte fino a 27 gradi, valori che non solo sballano le medie climatiche del periodo (circa 10 gradi in più) ma che sembrano piuttosto tipici di fine maggio o inizio giugno. Una parentesi quasi estiva, favorita anche dal bel tempo delle festività pasquali, che però sta per essere spazzata via. Il primo segnale del cambiamento, secondo le previsioni di iLMeteo.it, arriverà già nel corso del fine settimana, quando correnti più fredde inizieranno a farsi sentire soprattutto sulle regioni del versante adriatico. Non sarà ancora il clou dell’evento, ma l’anticipo di un peggioramento ben più strutturato.

Il vortice mediterraneo e la svolta del 12 aprile

La svolta vera e propria – spiega Lorenzo Tedici, meteorologo del portale – si manifesterà a partire dalla serata di domenica 12 aprile e, in particolare, durante l’avvio della settimana successiva. Sarà in quel frangente che una perturbazione di origine atlantica, incontrandosi con un vortice proveniente dal Mediterraneo, darà vita a un peggioramento deciso: nuvolosità in aumento sui versanti occidentali del Paese, precipitazioni e, soprattutto, l’innesco di una consistente discesa d’aria gelida dalla Siberia. Non un semplice “colpo di coda” invernale, ma un’irruzione più poderosa, destinata a riportare il cappotto – quello vero – nei guardaroba che qualcuno aveva già iniziato a smobilitare.

Tempistiche e zone più esposte

Se la domanda, a questo punto, è se esista davvero il concreto rischio di una vera ondata di freddo tardivo nelle prossime settimane, la risposta dei modelli è netta: sì, ed è più concreto di quanto sembri. Il termometro subirà un crollo verticale proprio nelle giornate centrali di aprile, con anomalie negative che potranno risultare anche vistose. Le regioni che ne risentiranno maggiormente, almeno in una prima fase, saranno quelle del versante adriatico e parte del Centro-Sud, senza però escludere sorprese anche sul Nord-est. Il quadro, insomma, resta quello di una primavera a strappi, in cui l’alternanza tra caldo anomalo e ritorni di gelo siberiano non sembra essersi ancora esaurita.

Freddo russo, ma non per molto: la durata dell’irruzione

L’irruzione di freddo russo, va detto, non dovrebbe però protrarsi per settimane intere. Le proiezioni attuali indicano una fase acuta relativamente circoscritta, destinata a esaurirsi dopo alcuni giorni. Ma la particolarità, in questo caso, non è tanto la durata quanto l’intensità e l’anomalia: passare in poche ore da 28 gradi a valori di 10 gradi inferiori alla media rappresenta uno stress termico notevole, con possibili ripercussioni sull’agricoltura – le gelate tardive sono da sempre il terrore dei frutteti in fiore – e sulla gestione quotidiana (dai trasporti alle reti energetiche). Nessuna catastrofe annunciata, ma nemmeno un normale peggioramento di fine aprile. La cronaca di questi giorni, con i suoi picchi quasi estivi, non fa che rendere ancora più netto il contrasto. E il cappotto, per chi l’aveva riposto, farà presto ritorno.

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