Saman Abbas, la madre in aula: “Non l’ho uccisa io”
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Redazione Interno
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BOLOGNA – “L’ho vista svanire nel buio. Non l’ho uccisa io”. Con voce tremante, Nazia Shaheen, madre di Saman Abbas, la 18enne uccisa a Novellara nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021, ha preso la parola durante la quarta udienza del processo d’appello davanti alla Corte d’Assise di Bologna. Vestita con l’abito tradizionale pachistano e un velo blu scuro, la donna, condannata all’ergastolo in primo grado insieme al marito Shabbar Abbas, ha respinto ogni accusa, negando di aver avuto un ruolo nella morte della figlia. “Se avessi visto qualcuno o un’aggressione, sarei intervenuta. Sono la mamma”, ha aggiunto, tra le lacrime, riferendosi alle dichiarazioni del figlio Ali, che aveva invece indicato i genitori come responsabili.
Nazia Shaheen, estradata dal Pakistan nell’estate del 2024, ha raccontato per la prima volta in aula i momenti precedenti alla scomparsa di Saman. “Quella notte uscii con lei”, ha detto, descrivendo un’atmosfera già tesa, segnata dalla depressione in cui era caduta dopo che la figlia aveva deciso di entrare in una comunità. “Cercammo di convincerla a non tornarci”, ha ammesso, senza però entrare nei dettagli di ciò che accadde dopo. La donna ha anche chiesto di poter incontrare il figlio Ali, assente in aula, ma il presidente della Corte ha precisato che “non è presente”.
Shabbar Abbas, il padre di Saman, ha a sua volta negato ogni coinvolgimento nell’omicidio, sostenendo la propria innocenza. I due coniugi, condannati in contumacia nel primo grado di giudizio, si trovano ora a difendersi in appello, cercando di ribaltare una sentenza che li ha inchiodati all’ergastolo. Il processo, che prosegue tra testimonianze e lacrime, cerca di fare luce su una vicenda che ha sconvolto l’opinione pubblica, riportando alla mente il dramma di una giovane donna uccisa per aver scelto una vita diversa da quella imposta dalla famiglia.




