Consob esclude patti occulti nella scalata a Mediobanca, il documento di settembre smentisce l’ipotesi di concerto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un documento interno della Consob, risalente al 15 settembre e anticipato dal quotidiano "Il Sole 24 Ore", stabilisce che non sussiste alcun patto occulto dietro le mosse societarie che hanno coinvolto Mediobanca, la banca d’affari considerata un crocevia fondamentale della finanza italiana. L’autorità di vigilanza, la cui divisione vigilanza emittenti ha redatto l’atto, esclude pertanto l’esistenza di quel concerto illecito fra Francesco Milleri, a capo di Delfin, Francesco Gaetano Caltagirone, fondatore dell’omonimo gruppo, e Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, che la Procura di Milano sta invece indagando da mesi nell’ambito di un’inchiesta per aggiramento dell’obbligo di offerta pubblica di acquisto.

La posizione ufficiale dell’Authority in contrasto con l’indagine penale

La relazione tecnica dell’Authority, che è stata inviata alla magistratura milanese come prassi istituzionale, giunge a una conclusione diametralmente opposta a quella prospettata dagli inquirenti, i quali hanno invece proceduto con perquisizioni e acquisizioni di documenti nel corso dell’autunno. Il parere della Consob, che alcuni di loro hanno giudicato sorprendente, si basa su un’analisi dettagliata delle movimentazioni azionarie e delle dichiarazioni pubbliche degli attori in campo, dalle quali non emergerebbero gli elementi sufficienti a configurare un accordo coordinato e segreto volto al controllo congiunto di Mediobanca e, di riflesso, di Generali. È interessante notare come il documento, passato in Commissione parlamentare senza un voto formale, sia stato prodotto due mesi prima che le indagini della Procura entrassero nella loro fase operativa più visibile, sollevando non poche questioni sulla divergenza di valutazioni tra organi dello Stato.

Un caso che scuote gli equilibri di Piazza Affari

La vicenda, che ha tenuto col fiato sospeso la Piazza finanziaria per mesi, ruota attorno a manovre che, se confermate, avrebbero potuto alterare gli assetti di potere in due pilastri del capitalismo italiano senza il rispetto delle regole di trasparenza previste per gli investitori rilevanti. L’ipotesi di un’azione concertata, come quella investigata dalla Procura, implicherebbe una regia comune tesa a superare le soglie di legge senza lanciare un’Opa, uno scenario di cui la Consob nega oggi l’esistenza sulla base dei propri accertamenti. Questo pronunciamento, se da un lato getta un’ombra di legittimità sulle operazioni condotte dai singoli soggetti, dall’altro non può certo considerarsi una chiusura del capitolo giudiziario, poiché le due autorità procedono con strumenti e finalità differenti, talvolta arrivando a esiti non allineati.

Le implicazioni per i soggetti coinvolti e il dibattito istituzionale

La pubblicazione del parere tecnico della Consob, peraltro, riaccende inevitabilmente il dibattito sull’autonomia e sul coordinamento tra gli organismi di controllo, in un momento in cui la stabilità dei mercati e la certezza del diritto sono considerate prioritarie. Per i diretti interessati, il documento costituisce un elemento di grande rilevanza nella loro difesa, offrendo una lettura dei fatti che scagionerebbe le loro condotte da profili di illegalità in ambito societario. Rimane da vedere come questa posizione ufficiale dell’organo di vigilanza di Borsa verrà valutata nel contesto del procedimento penale, il cui corso è e resta indipendente. La questione, al di là degli sviluppi processuali, ha già mostrato quanto siano complessi e a volte contraddittori i meccanismi di supervisione di operazioni finanziarie di questa portata, dove gli interessi in gioco sono enormi e le interpretazioni dei comportamenti possono divergere in maniera sostanziale.

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