La Consob torna sui suoi passi: il "concerto" su Mediobanca finisce sotto la lente
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Non è passato inosservato, nell’ambiente finanziario, il duro j’accuse del cosiddetto Banchiere Anziano, il quale ha attaccato la Commissione nazionale per le società e la borsa per una presunta sordità di fronte al fragoroso “concerto” di soci nella scalata a Mediobanca e Generali attraverso Mps. Quel monito, che paragonava l’inerzia a una forma di complicità, sembra aver sortito un effetto. La Consob, infatti, ha deciso di riesaminare il proprio parere rilasciato a settembre, una valutazione inizialmente tacciata di essere “tartufesca” perché negava l’esistenza di un’azione coordinata tra alcuni degli attori in campo. La svolta arriva sull’onda delle intercettazioni disposte dalla Procura di Milano, le cui carte hanno offerto spunti nuovi, riaprendo un dossier che molti consideravano chiuso troppo in fretta.
Il risiko del risparmio gestito e i precedenti che pesano
Lo scenario in cui si muove questa vicenda è quello di un risiko finanziario dai confini mobili, dove Banco Bpm e Assicurazioni Generali rappresentano i nuovi poli possibili di una partita che tiene in sospeso il mercato. L’anno si era aperto con altre grandi manovre, come i tentativi di Unicredit su Commerzbank e sullo stesso Banco Bpm, quest’ultimo preservatosi, almeno per ora, anche grazie all’intervento del golden power governativo. In questo contesto, ogni mossa su Monte dei Paschi di Siena assume un rilievo strategico particolare. Il ministro dell'Economia ha ribadito come la gestione della quota residuale del Mef in Mps, quel 4.86%, non seguirà una logica di mera cassa ma sarà valutata nella sua importanza per la sicurezza economica nazionale, pur nel rispetto degli impegni europei che escludono la presentazione di liste per il cda.
Le ombre dei "patti occulti" e il rigore di un tempo
Ciò che rende particolarmente significativo questo riesame della Consob è il peso della storia. I precedenti giurisprudenziali e le inchieste passate mostrano un’autorità di vigilanza che in altre occasioni si è dimostrata assai più rigida e penetrante nell’indagare accordi sottobanco e comportamenti riconducibili a “patti occulti”. Quel rigore, che sembrava essersi assopito, viene ora richiamato alla memoria dalle indagini della magistratura milanese. Le nuove carte investigative hanno dunque fornito elementi tali da costringere i vertici della Commissione a una pausa di riflessione, riportando l’attenzione su metodi e tempistiche di un’operazione finanziaria di portata sistemica.
Una vigilanza sotto esame tra politica e mercato
La questione, al di là dei tecnicismi, solleva un nodo fondamentale sull’efficacia e la tempestività della vigilanza di mercato in un’epoca di grandi concentrazioni. L’intervento del governo sulla stabilità di Banco Bpm e le dichiarazioni sul ruolo strategico di Mps disegnano un perimetro in cui l’interesse pubblico e le dinamiche private si intersecano in modo complesso. La Consob si trova ora a dover valutare, alla luce di elementi freschi, se quella che era apparsa come una semplice coincidenza di intenti tra alcuni investitori nascondesse in realtà i tratti di un’azione concertata, riecheggiando casi del passato che l’autorità stessa aveva saputo sanzionare. Un lavoro delicato, il cui esito potrebbe lasciare il segno.




