Corso Garibaldi, la notte delle due sorelle ucraine: l’incidente, il video, l’alcol e la corsa senza scampo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Erano le otto di sera di una domenica, un orario in cui corso Garibaldi, a Napoli, è ancora pieno di vita, quando la vita di Zhanna e Oksana si è interrotta per sempre. Le due donne, di nazionalità ucraina, stavano attraversando la strada – forse per raggiungere il marito di una di loro, che le precedeva di qualche metro – quando un’auto scura è comparsa all’improvviso sul lato destro dell’inquadratura di una telecamera di videosorveglianza, quella che poi avrebbe inchiodato il conducente alla sua responsabilità. Il video, della durata di appena quindici secondi, mostra l’istante in cui la Mercedes, che procedeva a velocità sostenuta, travolge le due amiche, scaraventandole in aria con una violenza tale da non lasciare loro alcuna possibilità. L’impatto è stato così potente da far perdere il controllo del mezzo al guidatore, che è andato a sbattere contro tre auto parcheggiate a bordo strada.

La dinamica, per quanto terribile, è stata ricostruita in tempi brevissimi dagli agenti della Polizia Locale, che hanno subito avviato i rilievi tecnici e acquisito le immagini della zona. Per Zhanna Rubakha, 57 anni, e Oksana Kotlova, 52, originarie di Leopoli e arrivate in Italia anni prima per cercare una vita migliore – la prima lavorava come collaboratrice domestica al Vomero, la seconda si era ricongiunta con lei dopo lo scoppio della guerra – non c’è stato nulla da fare. Una delle due sorelle, come le definiscono i parenti nonostante i cognomi diversi, è deceduta sul colpo, mentre l’altra è stata trasportata d’urgenza all’Ospedale del Mare, dove i medici hanno tentato invano di strapparla alla morte per circa due ore. Il 34enne alla guida della Mercedes, un imprenditore della zona, è stato subito fermato e sottoposto agli accertamenti del caso, che hanno dato esito positivo: era ubriaco.

Il quadro che ne è emerso è quello, purtroppo noto, di un guidatore con un tasso alcolemico ben oltre i limiti consentiti, una circostanza che ha trasformato una banale manovra in un duplice omicidio stradale. L’uomo, che secondo le prime informazioni risultava già con la patente sospesa per un precedente analogo e aveva causato un altro incidente nel 2022, è stato arrestato con l’accusa di omicidio stradale plurimo aggravato e posto ai domiciliari. Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Napoli, stanno ora cercando di chiarire anche un ulteriore aspetto: come abbia fatto il 34enne, sprovvisto di patente valida, a noleggiare l’auto con cui ha compiuto la strage, un veicolo che viaggiava a una velocità stimata tra gli 80 e i 100 chilometri orari in un tratto cittadino ad alta densità di pedoni.

La scia di sangue sulle strade cittadine

Quella delle due donne ucraine non è stata l’unica tragedia a scuotere Napoli nel giro di poche ore. L’allarme sulla sicurezza stradale è tornato a essere urgente, alimentato da un bollettino di morte che sembra non avere tregua. Il giorno successivo, ieri sera, un altro investimento ha causato la morte di Italo Ferraro, un noto architetto e professore di 85 anni, autore del monumentale “Atlante della città storica di Napoli”, travolto mentre si trovava al Corso Vittorio Emanuele. Un destino crudele, quello di Ferraro, che ha scelto di dedicare la vita allo studio della città e che ha trovato la morte proprio sulle sue strade, a distanza di nemmeno ventiquattr’ore dal tragico impatto di corso Garibaldi.

Questi episodi hanno riacceso i riflettori su un fenomeno che le statistiche ufficiali tentano di tenere sotto controllo, ma che la cronaca quotidiana restituisce con drammatica frequenza. I numeri, a confronto con gli anni precedenti, mostrano un andamento altalenante che non restituisce, però, la percezione di un pericolo scampato. Se è vero che nel 2025 si era registrata una diminuzione delle vittime rispetto al 2024 – dodici contro ventuno – la concentrazione di incidenti mortali in così pochi giorni ha riportato prepotentemente l’attenzione sulla necessità di contrastare la guida pericolosa, in particolare quella sotto l’effetto di alcol, una piaga che continua a mietere vittime indipendentemente dall’età, dal luogo o dal contesto sociale.

Un’indagine che cerca risposte tra le immagini e i precedenti

Il lavoro degli inquirenti si concentra ora sull’analisi minuziosa di ogni dettaglio. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, rese pubbliche in parte dal deputato Francesco Emilio Borrelli, costituiscono un elemento cardine dell’inchiesta: mostrano senza filtro la violenza dell’impatto e la traiettoria del veicolo, elementi fondamentali per ricostruire con esattezza la dinamica e attribuire le giuste responsabilità. Il fatto che il conducente fosse già stato coinvolto in un incidente in precedenza e si trovasse con la patente sospesa aggrava ulteriormente il quadro a suo carico, delineando il profilo di un automobilista che, nonostante i precedenti, ha continuato a circolare in totale spregio delle regole.

A rendere ancora più amaro il racconto di quella domenica sera è la consapevolezza di come sarebbero potute andare le cose. Con le due donne, quella sera, c’era anche il marito di Zhanna, che si trovava a pochi metri di distanza dalle due sorelle quando la Mercedes le ha investite: si è salvato solo perché le precedeva, attraversando la strada un attimo prima di loro. Un dettaglio che aggiunge una dimensione di strazio personale a una vicenda giudiziaria che procede spedita. L’autista, dopo l’arresto, è stato posto ai domiciliari in attesa dell’udienza di convalida, mentre il veicolo è stato sequestrato e la patente – già sospesa – ritirata. La Procura, con il pm Valeria Vinci, sta coordinando le indagini della polizia municipale, guidata dal comandante Ciro Esposito, con l’obiettivo di chiarire ogni aspetto, compreso quello relativo al noleggio dell’auto, un tassello ancora oscuro che potrebbe aggiungere ulteriori responsabilità.

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