Campari, la grande pulizia: trenta marchi verso l'addio
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Redazione Economia
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Il Campari Group, sotto la guida del nuovo amministratore delegato Simon Hunt, ha avviato una profonda operazione di razionalizzazione del suo portafoglio, la quale prevede la cessione di circa trenta marchi, considerati non più strategici per il futuro del colosso degli aperitivi. Questa decisione, che interessa quasi la metà dei brand in catalogo e rappresenta circa il nove percento del fatturato complessivo, segna un cambiamento di rotta significativo, volto a semplificare la struttura aziendale e a concentrare le energie su ciò che realmente produce valore. Hunt, che ha assunto l'incarico all'inizio del 2025, ha delineato la strategia in un'intervista, affermando senza giri di parole che «se non rendono, perché tenerli?».
La strategia del "meno, ma meglio"
L'obiettivo dichiarato, il quale è stato ulteriormente precisato in occasione del Capital Market Day, è quello di accelerare il processo di riduzione della leva finanziaria e, al contempo, di creare le condizioni per una crescita più solida e sostenibile entro il 2027. L'azienda, che intende quindi liberarsi di quelle etichette il cui futuro appare incerto, punta a una gestione più snella e focalizzata, un principio che potremmo riassumere con l'idea di fare "meno, ma meglio". La sfida, come ha ammesso lo stesso amministratore delegato, risiede nel trovare i giusti acquirenti per questi asset in un contesto di mercato che non si presenta particolarmente facile.
Un portafoglio sotto esame
La mossa, sebbene di ampia portata, non è una novità assoluta nel panorama delle grandi corporation, le quali periodicamente revisionano i propri asset per ottimizzare le performance. Ciò che colpisce, in questo caso, è l'entità numerica del piano di dismissione, che coinvolge ben trenta brand su settantadue complessivi. Si tratta di un'operazione che va ben oltre un semplice aggiustamento tattico, configurandosi piuttosto come una riprogettazione dell'identità stessa del gruppo, il quale sceglie di puntare in modo quasi esclusivo sui suoi "campioni", ovvero sui marchi che dimostrano di trainare i risultati.
Le prime cessioni e il percorso futuro
Il processo di slim-down, come confermato dalle dichiarazioni, è già iniziato con i primi addii, tra i quali figurano storici nomi come Tannico e Cinzano, i quali hanno aperto la strada a questa nuova fase. Il piano prevede che le cessioni più consistenti si concretizzino nel corso del 2026, dando così all'azienda il tempo necessario per condurre le trattative e per gestire la transizione in modo ordinato. L'intera operazione, pertanto, si delinea non come un fuoco di paglia, ma come un percorso strutturato e di medio periodo, il cui esito sarà cruciale per ridefinire il perimetro e le ambizioni del gruppo nel mercato globale delle bevande.




