Italia e Irlanda del Nord, la vigilia tra un dossier di 36 pagine sull’arbitro e la festa dei tifosi a Rio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A Bergamo si gioca il presente di una Nazionale che, ormai da un decennio, insegue il ritorno alla fase finale della Coppa del Mondo, un’assenza che pesa come un macigno sulla storia del calcio italiano; e mentre gli azzurri di Gennaro Gattuso si preparano allo spareggio di giovedì sera alla New Balance Arena, c’è chi quella partita la vivrà a più di novemila chilometri di distanza, trasformando un semplice evento sportivo in una manifestazione collettiva di italianità. A Rio de Janeiro, infatti, la comunità italiana si è mobilitata per allestire una maxi area dedicata alla visione della gara presso il Polo ItaliaNoRio, un progetto che prevede l’apertura dei cancelli fin dal mattino per offrire, a partire dalle 11 fino alle 20, un percorso gastronomico fatto di piatti tipici, dolci e vini da degustare, il tutto sotto l’egida del Consolato Generale d’Italia. L’obiettivo, dichiarato dagli organizzatori, è quello di trasformare la tensione della semifinale playoff – valida per un posto nella sfida decisiva contro la vincente di Galles-Bosnia – in un momento di aggregazione, un abbraccio collettivo che unisce i tifosi in terra carioca agli umori che si respirano nel ritiro di Coverciano.

L’approccio psicologico dell’Irlanda del Nord e la strategia sull’arbitro

A dispetto del pronostico che assegna il ruolo di favorita all’Italia, la spedizione nordirlandese è giunta in Lombardia con un bagaglio di determinazione e, soprattutto, con un livello di preparazione ai limiti del maniacale. Il centrocampista Patrick Kelly, presentandosi in conferenza stampa, ha usato le parole di chi non ha nulla da perdere: l’ammissione della superiorità tecnica degli azzurri è stata subito accompagnata dalla rivendicazione di un’identità, quella degli “outsider”, che per i nordirlandesi rappresenta una condizione abituale e persino confortevole. “Ovviamente siamo sfavoriti – ha spiegato Kelly – ma per noi non cambia molto: è solo una gara ad eliminazione diretta”. Un mantra, questo, che trova sostanza nel lavoro certosino svolto dallo staff tecnico guidato dal ct Michael O’Neill. Stando a quanto emerso negli ultimi giorni, i giocatori hanno avuto modo di studiare un dossier di 36 pagine interamente dedicato all’arbitro designato, l’olandese Danny Makkelie. Il documento, voluto espressamente dal commissario tecnico, analizza nel dettaglio le statistiche del direttore di gara: non solo la media dei cartellini estratti a partita, ma anche le circostanze specifiche che lo portano a interrompere il gioco, con l’obiettivo dichiarato di evitare sanzioni evitabili e di sfruttare ogni inclinazione arbitrale a proprio favore.

Makkelie, il poliziotto di Curaçao dal cartellino facile

La scelta dell’Uefa per dirigere Italia-Irlanda del Nord è caduta su Danny Makkelie, figura di spicco dell’arbitrato europeo che vanta un curriculum costruito tra Champions League e finali internazionali, ma che porta con sé anche un’eredità di precedenti tutt’altro che neutrali per le squadre italiane. Nato a Willemstad, nell’isola caraibica di Curaçao, nel gennaio del 1983, Makkelie appartiene alla sezione di Dordrecht e nella vita di tutti i giorni svolge la professione di poliziotto, un dettaglio che molti osservatori hanno sempre ritenuto influente nel suo stile di direzione, caratterizzato da decisionismo e da una propensione piuttosto elevata a estrarre il cartellino. L’aneddoto più noto a riguardo risale al campionato olandese del 2014, quando stabilì un record personale con tredici ammonizioni in una sola partita. Se si guarda al suo rapporto con i club italiani, il ricordo non è dei più dolci: i tifosi della Juventus non hanno dimenticato i tre gol annullati a Morata in una sfida contro il Barcellona, così come l’Inter lo ricorda per la sconfitta in finale di Europa League contro il Siviglia. Tuttavia, per quanto concerne la Nazionale, il dato statistico appare inequivocabilmente positivo: con Makkelie al fischietto, gli azzurri non hanno mai perso. Quattro i precedenti, che includono il successo all’esordio contro la Macedonia del Nord nelle qualificazioni a Russia 2018, il 3-0 rifilato alla Turchia nell’Europeo del 2021 e, più recentemente, l’1-1 contro la Croazia a Euro 2024, quando il gol al 98’ di Mattia Zaccagni valse la qualificazione agli ottavi di finale. Un curriculum, insomma, che offre spunti di fiducia, ma che non deve far dimenticare la rigidità di un arbitro abituato a gestire la pressione con la severità tipica del suo doppio ruolo di tutore dell’ordine e di direttore di gara.

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