Grecia-Italia, Pisilli con la maglia 21: la numerazione di tutti gli azzurri
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Redazione Sport
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La Nazionale italiana, dopo l’esonero che l’ha costretta a saltare l’appuntamento con i Mondiali per la terza volta consecutiva, prova a ricostruire pezzo dopo pezzo partendo proprio dalle sue fondamenta più fragili, quelle giovanili. A Creta, domani sera, l’Italia di Silvio Baldini affronta la Grecia nel secondo e ultimo test amichevole di questa finestra, e lo fa con un organico che rappresenta una scommessa, più che una soluzione, per un movimento che, a detta dello stesso commissario tecnico, "ha subito un'involuzione senza che nessuno se ne accorgesse".
In questo contesto di rinnovamento forzato, a essere chiamato a un ruolo da protagonista è Niccolò Pisilli, il giovane centrocampista della Roma che, forte di un ottimo finale di stagione con il club capitolino, si prepara a guidare il gruppo dal centro del campo. Dopo aver già collezionato minuti contro il Lussemburgo, Pisilli indosserà nuovamente la maglia numero 21, un dettaglio simbolico che conferma la fiducia del tecnico nei suoi confronti, in una rosa dove la storica numero 10 è stata affidata invece a Cher Ndour.
L’ultima vigilia di Baldini e l’analisi del declino
Questa che si svolge sull’isola greca è l’ultima vera vigilia per Silvio Baldini, chiamato a ricoprire il ruolo di ad interim per soli 180 minuti prima di passare il testimone. Il tecnico, che ha presentato la sfida dal centro stampa di Heraklion, non si è sottratto alle domande sul futuro, ma ha preferito concentrarsi su un’analisi quasi sociologica dello stato di salute del calcio italiano. "Ognuno ha la sua ricetta – ha spiegato Baldini – ma serve imprimere la giusta metodologia".
Un concetto, quello del metodo, che il tecnico ripete come un mantra, paragonando i calciatori ai tennisti o agli sciatori, che dedicano molte più ore giornaliere all’allenamento. Secondo la sua visione, i settori giovanili nostrani sono stati gestiti con una logica di business piuttosto che di crescita, e questa deriva ha portato alla scomparsa dei cosiddetti campioni generazionali, lasciando il movimento nazionale impreparato ad affrontare il salto di qualità.
Bartesaghi e la pressione del risultato
Nel mirino del cantiere aperto da Baldini, e da lui stesso segnalato come elemento già pronto per il grande salto, c’è Davide Bartesaghi. Il terzino del Milan, seduto accanto al tecnico in conferenza, rappresenta l’esempio perfetto di quella maturazione fulminea che il ct vorrebbe vedere in più giovani: un calciatore che, giocando stabilmente in Serie A, ha acquisito la capacità di mettere la palla nei tempi giusti, diventando una risorsa e non un problema. Tuttavia, Baldini ha messo in guardia chiunque arriverà sulla panchina azzurra dopo di lui.
"Chi viene ovviamente sarà legato al risultato – ha detto – ma non deve avere l’ansia di ottenerlo. Altrimenti non cambierà niente". Una riflessione che suona come un monito, quasi un testamento spirituale prima di lasciare l’incarico, dove l’obiettivo non è la vittoria a tutti i costi in queste amichevoli, ma la costruzione di una consapevolezza diversa, capace di spezzare un ciclo di insuccessi che dura ormai da troppo tempo.
La nuova numerazione e la sfida ai greci
Sul piano pratico, la formazione che scenderà in campo al Pankritio Stadium cercherà di bissare il successo di misura ottenuto in Lussemburgo, ma con qualche variazione dettata anche dalle defezioni. Marco Palestra, ad esempio, ha lasciato il ritiro per un problema fisico, mentre altri elementi come Cherubini hanno fatto spazio a volti nuovi. Oltre a Pisilli, spicca nell’elenco dei convocati la presenza di Francesco Camarda e Samuele Inacio, a testimonianza di una linea verde spinta al limite.
La Grecia, guidata da Jovanovic, si prepara a servire la "trappola" per questi ragazzi, ma Baldini ripete ai suoi di non farsi prendere dall’emozione e di restare ordinati: "Se farete così – ha concluso – non perderete mai, potrete accettare il risultato del campo ma senza uscirne sconfitti". L’Italia domani sarà quindi un laboratorio, un esperimento dal vivo dove il peso della maglia numero 21 sulle spalle di Pisilli conta meno dell’atteggiamento complessivo di un gruppo che deve ancora dimostrare di esistere come collettivo.




