Lagarde sceglie il Wall Street Journal per frenare le voci su un addio anticipato alla Bce

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ipotesi di un passo indietro di Christine Lagarde, circolata con insistenza nei giorni scorsi dopo un articolo del Financial Times, è stata ridimensionata direttamente dalla principale interessata. La presidente della Banca centrale europea, intervenuta a New York e intervistata dal Wall Street Journal, ha delineato quello che ha definito il suo “scenario di base”: restare alla guida dell’Eurotower fino alla naturale scadenza del mandato, prevista per l’ottobre del 2027 -3-5. Una precisazione, la sua, arrivata dopo che il quotidiano britannico aveva rilanciato l’idea di dimissioni anticipate legate ai calendari politici francesi, e in particolare alla volontà di Emmanuel Macron di incidere sulla successione prima delle elezioni presidenziali della primavera del 2027 -1-8.

Nel ragionamento sviluppato da Lagarde, la permanenza fino al termine non rappresenterebbe un semplice adempimento burocratico. La presidente, infatti, ha motivato la sua posizione con l’esigenza di consolidare quanto costruito in questi anni, anni segnati da crisi pandemiche, impennate inflazionistiche e tensioni geopolitiche, il tutto per rendere l’architettura monetaria europea più solida e affidabile -3-5. Il riferimento alla stabilità, in un contesto di mercati nervosi e di ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, assume per lei i contorni di una scelta politica consapevole, prima ancora che tecnica, tanto che nel discorso tenuto nella metropoli americana ha voluto affrontare anche il tema del nuovo disordine mondiale, un argomento squisitamente politico e piuttosto inusuale per chi siede al vertice di un istituto centrale -3.

Il nodo delle elezioni francesi e le mosse di Parigi

Sullo sfondo delle smentite, comunque, resta la complessa partita che si gioca in Francia. Le indiscrezioni rilanciate dal Financial Times parlavano di una Lagarde intenzionata a fare un passo indietro per consentire a Emmanuel Macron, il cui secondo e ultimo mandato volge al termine, di concordare con il cancelliere tedesco Friedrich Merz il nome del successore -1-8. Un’operazione, questa, che eviterebbe che la scelta possa cadere sotto l’influenza di un eventuale governo francese guidato da Marine Le Pen o Jordan Bardella, entrambi in ascesa nei sondaggi e portatori di visioni sovraniste potenzialmente in conflitto con gli equilibri europeisti -1-6. La stessa Banca di Francia, del resto, vedrà il suo governatore François Villeroy de Galhau lasciare l’incarico in anticipo, alimentando ulteriormente la ridda di voci su un disegno più ampio per blindare le posizioni chiave prima del voto -4-6.

La reazione della Bce e la questione dell’indipendenza

Dalla sede di Francoforte, intanto, filtrava un messaggio di continuità già nelle ore immediatamente successive all’articolo del Financial Times. Un portavoce aveva tenuto a precisare come Lagarde fosse “totalmente concentrata sulla sua missione” e che non era stata presa “alcuna decisione” in merito alla fine del mandato -1-7. Parole che, se da un lato smentivano la consumazione di un fatto compiuto, dall’altro lasciavano intendere che riflessioni sul tema potessero esserci state. La stessa Lagarde, nell’intervista al WSJ, ha evitato di commentare direttamente la ricostruzione del quotidiano londinese, limitandosi a ribadire la necessità di portare a termine il lavoro di consolidamento intrapreso -3. Una posizione, la sua, che non ha però fugato del tutto ogni interrogativo sull’opportunità di una uscita anticipata in un momento tanto delicato per l’immagine di indipendenza dell’istituto.

I papabili per la successione e gli equilibri europei

Se le voci di un avvicendamento prima del tempo si sono fatte insistenti, altrettanto insistente è diventata la ridda di nomi per la successione. Tra i candidati a raccogliere l’eredità, qualora si liberasse, circolano con insistenza i profili dell’ex governatore della Banca di Spagna Pablo Hernández de Cos, attualmente al vertice della Banca dei regolamenti internazionali, e del governatore olandese Klaas Knot -2-8. Entrambi sono considerati figure di peso, anche se le loro candidature potrebbero scontrarsi con i tradizionali equilibri informali che regolano la spartizione dei vertici UE. La Germania, ad esempio, potrebbe avanzare la candidatura di Joachim Nagel o di Isabel Schnabel, ma dovrebbe fare i conti con la presenza di Ursula von der Leyen alla Commissione, rendendo di fatto complessa una doppia leadership tedesca ai massimi livelli -2. Lo stesso discorso vale per la Francia, che ha già espresso due presidenti della Bce (Trichet e la stessa Lagarde) e che difficilmente potrebbe insistere per un terzo mandato consecutivo -4.

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