L’Atalanta e il Bayern Monaco, la notte di Bergamo tra orgoglio e necessità

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non capita tutti i giorni, anche per una società ormai abituata a palcoscenici che fino a un decennio fa sarebbero parsi utopia, di ospitare una delle corazzate più solide e profonde del calcio continentale. La New Balance Arena si appresta a vivere l’ennesima notte europea della sua storia recente, e l’avversario, il Bayern Monaco, porta con sé un’eredità e una potenza tecnica che impongono rispetto ma non soggezione. Luca Percassi, amministratore delegato della Dea, ha inquadrato la sfida con le parole misurate ma cariche di significato che chi conosce l’ambiente nerazzurro ormai conosce bene: quella di stasera è una gara che rappresenta, di per sé, un premio per un percorso iniziato mesi fa e che ha regalato, per usare le sue stesse espressioni, emozioni di un certo tipo. La sua riflessione, rilasciata prima del fischio d’inizio, ha toccato anche un tasto dolce per la piazza, ovvero la presenza di Aleksander Ceferin, numero uno della Uefa, sugli spalti: un segnale, questo, che il lavoro fatto in provincia non è passato inosservato ai piani alti del calcio che conta, e la cui visita viene vissuta come un ulteriore attestato di stima.

L’assenza di Kane e la fiducia nella doppia punta

Se le parole della vigilia appartengono alla sfera dell’orgoglio, è sul rettangolo verde che si consumerà il giudizio della storia. L’attenzione, inevitabilmente, si è concentrata sulle scelte dei due allenatori, svelate poco prima delle ventuno. Da una parte, Raffaele Palladino, chiamato a misurarsi con un avversario che in Bundesliga viaggia a ritmi impressionanti, ha optato per un assetto offensivo a dir poco coraggioso, proponendo dal primo minuto la coppia composta da Gianluca Scamacca e Nikola Krstovic. Una mossa che dice molto della volontà di non subire passivamente l’iniziativa tedesca, ma di provare a colpire sfruttando fisicità e profondità. Il primo, reduce da un periodo nel quale ha ritrovato con continuità la via della rete, si trova di fronte l’occasione per consacrare il suo momento in una vetrina internazionale. Dall’altra parte, Vincent Kompany, tecnico del Bayern, ha dovuto fare i conti con le non perfette condizioni del suo bomber di punta, Harry Kane, alle prese con un fastidio al polpaccio che ne ha consigliato inizialmente la panchina.

L’assenza del centravanti inglese, va detto, non alleggerisce di molto il compito della retroguardia atalantina, perché al suo posto è stato schierato Nicolas Jackson, supportato da una trequarti nella quale figurano nomi come Michael Olise, Serge Gnabry e Luis Diaz. Una formazione, quella bavarese, che pure priva di Kane e del talento cristallino di Jamal Musiala – anche lui inizialmente fuori – mantiene un tasso tecnico e un’abitudine al palcoscenico che po altri club in Europa possono vantare. La scelta di Kompany, che ha preferito preservare i suoi gioielli in vista del prosieguo o forse semplicemente in base alle risposte fornite dai test fisici dell’ultima ora, aggiunge comunque un elemento di imprevedibilità a una sfida che già di per sé rappresenta un crocevia per la stagione dei bergamaschi.

Numeri e precedenti, l’inedito che diventa stimolo

Analizzando i dati a disposizione, emerge con chiarezza la dimensione dell’impresa potenziale. Il Bayern arriva a questo appuntamento forte di un cammino in campionato che lo vede saldamente in testa con un margine ragguardevole, forte di una striscia aperta di risultati utili che incute timore. I numeri realizzativi della squadra, anche senza il suo miglior terminale offensivo dal primo minuto, parlano di una macchina quasi perfetta, capace di segnare con frequenza e di concedere pochissimo agli avversari. L’Atalanta, da parte sua, ha dovuto fare i conti con un calendario fitto e con alcune defezioni importanti, tra cui quelle di Ederson e di Charles De Ketelaere, che hanno limitato le rotazioni a disposizione di Palladino. La spinta del pubblico del Gewiss Stadium, fattore spesso determinante nelle notti che contano, sarà chiamata a colmare il divario tecnico e di esperienza.

La partita di stasera rappresenta inoltre un incrocio inedito in competizioni ufficiali, una circostanza che rende ancora più affascinante la narrazione. Per l’ultima rappresentante italiana in Champions League, reduce dall’impresa nei playoff contro il Borussia Dortmund, non c’è margine di errore né tanto meno paura. C’è la consapevolezza, ben espressa dalle parole di Percassi, che ogni traguardo raggiunto è già parte di una politica aziendale che premia i risultati e chi li costruisce giorno dopo giorno. E in una notte come questa, davanti a un pubblico che sogna e a un presidente della Uefa che osserva, l’unica cosa che conta è onorare la maglia e il percorso, giocandosela a viso aperto contro uno dei giganti del calcio tedesco e mondiale.

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