Brescia, due vite spezzate nell'indifferenza dei parchi pubblici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non ha fatto in tempo la città a registrare il primo, tragico ritrovamento, che un'altra morte ha bussato alle porte di un parco a poche decine di metri di distanza. Un uomo, un clochard di circa quarant'anni che i primi riscontri indicano come italiano, è stato trovato esanime su una panchina del parco Caduti di Nassiriya, là dove via Arici incrocia via Trivellini, nella tarda serata di venerdì. La chiamata al 112, arrivata attorno alle dieci e mezza di sera, ha messo in moto il consueto, affannoso protocollo d'emergenza: i sanitari, giunti sul posto, non hanno potuto far altro che constatare il decesso, mentre ogni tentativo di rianimazione si rivelava, purtroppo, del tutto inutile. La scena, di una desolazione che stride con la normalità urbana circostante, riproponeva, a poche ore di distanza, l'identico copione già visto all'alba di quello stesso giorno, quando il Corpo senza vita di un 42enne originario dell'Uzbekistan era stato rinvenuto nel parchetto adiacente a via Bagnadore.

Il marsupio sotto la panchina e la lunga attesa di un aiuto

Quello che colpisce, in questa concatenazione di eventi luttuosi, è il tempo sospeso che li ha preceduti. L'uomo, infatti, secondo quanto riferito dai residenti della zona, era rimasto disteso sulla stessa panchina di via Milano per l'intera giornata, coperto soltanto da un cappotto, mentre la sua sagoma immobile diventava, quasi per inerzia, parte del paesaggio. A nulla, è lecito supporre, erano valsi i programmi di assistenza sociale che l'amministrazione comunale – spesso citata per i suoi modelli di welfare ispirati a esperienze nordiche – porta avanti da anni. Sotto quel giaciglio di fortuna, gli agenti hanno rinvenuto un marsupio, ultimo, misero bagaglio di una esistenza condotta ai margini, che ora costituisce uno dei pochi, labili indizi materiali a disposizione degli inquirenti.

Le ipotesi investigative tra malori e sostanze letali

Sul tavolo dei magistrati, ai quali spetta il compito di chiarire le dinamiche precise dei due decessi, giacciono al momento due principali piste d'indagine, non necessariamente alternative. La prima, e più immediata, è quella del malore, evento tragico ma naturale, favorito da stili di vita durissimi e dalla esposizione continua alle intemperie. La seconda, purtroppo altrettanto plausibile nel mondo sommerso della marginalità, punta invece verso l'ipotesi di una sostanza stupefacente adulterata, o "tagliata male", come si sente dire in gergo, capace di stroncare una vita in pochi istanti. Le due morti, sebbene avvenute in luoghi ravvicinati e in un arco temporale ristretto, vengono al momento trattate dalla Procura come due eventi distinti, ciascuno con il proprio fascicolo e il proprio percorso istruttorio, sebbene la prossimità spinga inevitabilmente a cercare possibili, tragiche convergenze.

La cronaca nera che interroga il tessuto sociale

Quello che emerge, al di là delle necessarie verifiche di rito, è un quadro di solitudine estrema, dove l'ultimo atto di un'esistenza si consuma in uno spazio pubblico, sotto gli occhi di una collettività che troppo spesso, come in questo caso, se ne accorge solo quando è ormai tardi. Le forze dell'ordine procedono ora alle consuete, meticolose operazioni di sopralluogo e di acquisizione di eventuali fonti video delle zone, mentre la politica – a livello locale e non solo – è chiamata a un esame di realtà che vada oltre le enunciazioni di principio. I parchi di via Milano, da luoghi di vita e svago, si trasformano così nell'emblema amaro di una frattura sociale, teatro di una povertà così radicale da diventare, in certe notti, letale.

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