Referendum sulla giustizia il 22 e 23 marzo: orari, seggi e modalità di voto
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Redazione Interno
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Saranno diciannove i mesi esatti trascorsi dall’ultima volta che gli italiani si sono recati alle urne per i cinque referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza, quando il prossimo fine settimana i seggi riapriranno per una nuova, e sostanzialmente diversa, consultazione popolare. Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, i cittadini aventi diritto sono infatti chiamati a esprimere il proprio parere sulla riforma costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale, un testo che modifica diversi articoli della Carta e che, non avendo raggiunto in Parlamento la maggioranza qualificata dei due terzi, viene ora sottoposto a referendum confermativo. Lo si evince dal decreto del Presidente della Repubblica, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 14 gennaio, che ha ufficialmente indetto la tornata elettorale.
A differenza dei referendum abrogativi, per i quali la Costituzione prevede il raggiungimento di un quorum strutturale affinché la consultazione sia valida, in questo caso non esiste alcuna soglia minima di partecipazione: il voto sarà valido e produrrà effetti qualunque sia il numero degli elettori che si recheranno alle urne, e l’esito finale, che determinerà l’entrata in vigore o l’archiviazione della legge di revisione costituzionale, dipenderà esclusivamente dalla maggioranza dei voti validamente espressi, siano essi favorevoli o contrari. Una differenza non da poco, questa, che sposta l’intero peso della decisione sulla qualità e sulla consapevolezza della scelta di coloro che voteranno, piuttosto che sulla quantità della partecipazione.
L’organizzazione logistica della due giorni elettorale ricalca sostanzialmente quella già sperimentata in passato. I seggi, allestiti sul territorio nazionale, osserveranno un orario continuato: nella giornata di domenica 22 marzo saranno aperti dalle sette del mattino fino alle undici di sera, mentre lunedì 23 marzo si potrà votare sempre dalle sette ma con chiusura anticipata alle quindici, orario oltre il quale prenderanno immediatamente il via le operazioni di scrutinio, con i dati sull’affluenza e, successivamente, sui risultati che verranno diffusi in tempo reale attraverso i canali istituzionali come il sito Eligendo. Per poter esercitare il diritto di voto, l’elettore dovrà presentarsi al proprio seggio di riferimento munito di un documento di riconoscimento valido – e a tal proposito si ricorda che la normativa consente l’identificazione anche con carte d’identità o patenti scadute, purché il documento sia comunque idoneo a garantire il riconoscimento – e dell’immancabile tessera elettorale personale.
Dalla riformulazione del quesito alle novità in palio
La strada che ha portato a questa consultazione referendaria non è stata del tutto lineare, e la stessa formulazione del quesito che comparirà sulla scheda elettorale, che sarà di colore verde, ha subito una modifica in corso d’opera a seguito di un intervento dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione. I cittadini non si troveranno più davanti alla domanda originaria, incentrata esclusivamente sul Titolo della legge costituzionale, ma a un quesito integrato con l’indicazione specifica degli articoli della Costituzione che la riforma intende modificare. Si leggerà pertanto: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?”. Una scheda su cui l’elettore dovrà tracciare un segno sul “Sì” se intende approvare e quindi far entrare in vigore il nuovo testo costituzionale, o sul “No” se intende respingerlo, lasciando le cose come stanno.
Nel merito, le modifiche proposte intervengono in profondità sull’assetto ordinamentale della magistratura. Il cuore della riforma, oggetto del confronto politico e del dibattito pubblico di queste settimane, risiede nell’introduzione della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti, quelli che emettono le sentenze, e magistrati requirenti, cioè i pubblici ministeri che svolgono funzioni di accusa. Un principio, questo, che viene esplicitato attraverso la previsione di due distinti Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e l’altro per i pm, andando così a sostituire l’attuale organo unitario di autogoverno. Cambia anche il sistema di selezione di una parte dei componenti di questi nuovi Consigli, per i quali si introduce il meccanismo del sorteggio da elenchi di professori e avvocati, e viene istituita un’Alta Corte disciplinare, un organo centrale e separato, cui spetterà il compito di giudicare sui procedimenti disciplinari che riguardano i magistrati, sottraendo questa funzione ai due Consigli superiori.
Servizi ai cittadini e questioni pratiche per gli elettori
In vista dell’impegno elettorale, diversi comuni, da Torino a Roma, stanno mettendo a punto una serie di misure per agevolare l'esercizio del voto, specialmente per le fasce di popolazione più deboli o per coloro che avessero problemi con i documenti. Per chi avesse smarrito la tessera elettorale o l’avesse deteriorata, o anche semplicemente per chi avesse esaurito gli spazi disponibili per la timbratura, gli uffici elettorali comunali osserveranno aperture straordinarie nei giorni antecedenti il voto e per l’intera durata della consultazione, proprio per permettere il rilascio di duplicati o di nuove tessere in tempi utili. A Torino, ad esempio, l’ufficio elettorale resterà aperto con orari prolungati da venerdì 20 a lunedì 23 marzo, e sarà possibile per gli elettori stampare autonomamente, tramite SPID, un attestato sostitutivo della tessera valido esclusivamente per questa consultazione.
Per le persone con difficoltà di deambulazione, o comunque impossibilitate a raggiungere autonomamente il seggio, alcune amministrazioni hanno predisposto servizi di trasporto gratuito e assistito, prenotabili telefonicamente fino al giorno stesso del voto. Un’agevolazione, questa, che mira a garantire la più ampia partecipazione possibile, rimuovendo gli ostacoli di natura fisica che potrebbero impedire a molti di recarsi alle urne. Sul fronte opposto, per i circa quattro milioni di italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE, la modalità di voto principale resta quella per corrispondenza, con il plico elettorale recapitato direttamente al domicilio estero, anche se per questa consultazione i termini per l’opzione, ormai scaduti, non consentono più di scegliere la via del rientro in Italia per votare. Per tutti gli altri, l’appuntamento è fissato per domenica e lunedì prossimi, con la consapevolezza che, in assenza di quorum, ogni singolo voto avrà un peso specifico e determinante per il futuro dell’ordinamento giudiziario italiano.




