Furia Maignan contro Mariani nel tunnel di San Siro, l’insulta dopo il rigore al Genoa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La partita, in sé, si era conclusa con un pareggio che lasciava insoddisfatte entrambe le compagini, ma è stato il suo epilogo a generare la vera scintilla di una serata già tesa. Nel recupero, una decisione dell’arbitro Mariani, il quale ha assegnato un calcio di rigore al Genoa per un intervento in area di Bartesaghi, ha infatti innescato una reazione violenta, quasi incontrollata, da parte del capitano rossonero Mike Maignan. Il portiere, che pure aveva visto l’esecutore avversario Stanciu fallire il tiro dal dischetto mandando la palla oltre la traversa, non ha affatto placato la sua ira, riversandola invece sul direttore di gara appena dopo il fischio finale. Le telecamere di Dazn, seguendo i protagonisti verso gli spogliatoi, hanno immortalato una scena di durissimo confronto, con Maignan che, a muso duro, ha inveito contro Mariani mentre scendeva nel tunnel, prima di essere allontanato da alcuni compagni.

Le parole pesanti catturate dalle telecamere

Quello che è accaduto negli spazi riservati, lontano dagli occhi del pubblico in tribuna ma non dalle riprese televisive, ha dato concretezza a una protesta che in campo era apparsa già molto vivace. Fonti accreditate, tra cui l’emittente francese RMC Sport, hanno confermato la natura oltraggiosa delle espressioni usate dal numero uno milanista, il quale avrebbe rivolto al fischietto l’insulto “figlio di puttana”. Una frase, questa, che oltrepassa il limite della contestazione sportiva per entrare nel territorio dell’ingiuria personale, configurando un episodio disciplinare di grave entità che ora la giustizia sportiva dovrà necessariamente valutare. Non è chiaro, dalle immagini, se Mariani abbia udito distintamente l’offesa o se abbia deciso di non reagire, concentrandosi invece sul congedarsi dalle due squadre.

Il contesto di una gara sofferta

Per comprendere appieno lo scatto d’ira di Maignan, del resto, bisogna calarsi nel clima convulso di quel finale, dove l’arbitro ha interpretato un contatto in area come degno della massima punizione. Una decisione che, seppur discussa – e persino resa vana dall’errore dal dischetto –, ha portato a termine una partita equilibrata, giocata sul filo del nervosismo, in cui il Milan cercava invano i tre punti per tenere il passo nella parte alta della classifica. L’episodio del rigore, quindi, è stato vissuto dai rossoneri non come una semplice svantaggiosa interpretazione, ma come l’ultimo, intollerabile, intoppo di una serata sfuggita di mano, con il capitano che ne ha fatto il simbolo di tutte le frustrazioni accumulate.

Le conseguenze per il portiere rossonero

La reazione di Maignan, per quanto comprensibile sul piano emotivo, rappresenta ora un problema concreto per il club e per lo stesso giocatore. Il regolamento della Serie A, infatti, prevede sanzioni severe per gli atteggiamenti ingiuriosi o minacciosi verso gli ufficiali di gara, con squalifiche che possono variare in base alla gravità dell’accaduto e alla valutazione del referto arbitrale. L’episodio, per di più, rischia di offuscare l’immagine di un atleta generalmente considerato tra i più seri e professionali del campionato, costringendolo a un difficile mea culpa di fronte alla propria società e ai tifosi. La Lega di Serie A, da parte sua, attenderà i documenti ufficiali prima di aprire un procedimento, ma è difficile immagine che un fatto di tale evidenza, supportato da riprese video, possa passare senza alcuna conseguenza.

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