Il ponte sullo Stretto, tra storia e polemiche: approvato il progetto definitivo
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Redazione Interno
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Ci sono voluti ventiquattro secoli perché l’idea di unire Sicilia e Calabria prendesse forma concreta. Il primo a tentare l’impresa fu un generale romano durante la Prima Guerra Punica, costruendo una passerella galleggiante su botti, distrutta poco dopo da una mareggiata. Da allora, quel braccio di mare è stato protagonista di infinite discussioni, promesse e progetti mai realizzati. Ora, però, la svolta: il 6 agosto il Cipess, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile, ha approvato il progetto definitivo alla presenza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del sottosegretario Morelli.
Mentre i sostenitori dell’opera esultano, le critiche non mancano. Il geologo Mario Tozzi, sarcasticamente, lo ha ribattezzato “ponte contro lo Stretto di Messina”, paragonandolo alla diga del Vajont. “Quando fu completata nel 1960 – ha scritto – era la più alta del mondo, e vi avevano lavorato i migliori tecnici dell’epoca”. Un paragone che suona come un monito, evocando il disastro che seguì.
Intanto, emerge un paradosso: per avviare i cantieri, serve acqua, ma in Sicilia e Calabria scarseggia. La società Stretto di Messina sta valutando l’apertura di pozzi, mentre molte abitazioni faticano ad approvvigionarsi. Un controsenso che non sfugge a chi, da anni, osserva le contraddizioni di un’opera ambiziosa, costata finora miliardi solo in studi e polemiche.




