L’uragano Thunder travolge Cleveland, Boston sbanca il forum dei Lakers: la notte Nba
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Redazione Sport
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La tornata notturna del campionato Nba, quella che ha preso il via nella serata di domenica 22 febbraio per concludersi nelle prime ore di oggi lunedì 23 febbraio, ha offerto undici incontri capaci di ridisegnare equilibri e statistiche personali, con il grande classico tra Los Angeles Lakers e Boston Celtics a fare da cornice a una serata dove le gerarchie, dentro e fuori dal campo, hanno subito scossoni non indifferenti. Al Paycom Center di Oklahoma City, i padroni di casa del Thunder, nonostante l’assenza di pedine fondamentali nello scacchiere di Mark Daigneault come Shai Gilgeous-Alexander e Jalen Williams, hanno imposto il proprio ritmo contro i Cleveland Cavaliers, interrompendone la striscia positiva che durava da sette gare. Il 121-113 finale porta la firma di una prestazione corale che profuma di chimica di squadra, con Isaiah Joe e Cason Wallace sugli scudi: per Wallace, una prestazione da venti punti e dieci assist, condita da un utilizzo sapiente del pick-and-roll che ha messo in difficoltà la retroguardia avversaria, mentre Joe ha martellato dall’arco con sei triple a bersaglio sulle undici tentate, in una serata in cui la franchigia dell’Oklahoma ha fatto registrare un impressionante 21 su 41 dalla lunga distanza. Dall’altro lato, Cleveland ha provato a rispondere con i venti punti a testa di James Harden e Donovan Mitchell, ma l’assenza di risposte concrete sotto le plance, dove Chet Holmgren ha dominato con diciassette punti e quindici rimbalzi, ha reso vano ogni tentativo di rimonta.
Showtime celtico al forum: Brown e Pritchard demoliscono i gialloviola
Se in Oklahoma si è celebrata la resilienza, al Crypto.com Arena di Los Angeles è andata in scena l’ennesima lezione di basket dei Boston Celtics, capaci di espugnare il parquet dei Lakers con un netto 111-101 che ha il sapore della vendetta e della conferma. I ragazzi di Joe Mazzulla, trascinati da un Jaylen Brown in versione totem (trentadue punti, otto rimbalzi e sette assist), hanno letteralmente annichilito LeBron James e compagni, costruendo un vantaggio che nel quarto periodo ha toccato la ventiduesima lunghezza. La serata, per la cronaca, resterà comunque nei libri di storia per il numero ventitré gialloviola: James, al suo milleseicentesimo incontro di regular season, ha scavalcato quota 43.000 punti complessivi in carriera, un traguardo che assume i contorni della pietra miliare, ma che non ha potuto evitare l’amaro in bocca per una prestazione sottotono della squadra. A fare la differenza, come spesso accade, è stata la panchina di Boston: Payton Pritchard, con trenta punti all’attivo e sei triple a bersaglio, ha punito senza pietà la difesa di casa, mentre Al Horford garantiva solidità e leadership nei momenti cruciali. Dall’altra parte, non sono bastati i venticinque punti di Luka Doncic, apparsa ancora in fase di rodaggio negli equilibri offensivi dei californiani, e i venti dello stesso James per evitare la terza sconfitta nelle ultime cinque uscite.
La notte delle sorprese: Dallas ritrova il sorriso, Toronto spazza Milwaukee
La tornata di gare ha regalato spunti interessanti anche nelle arene minori, con risultati che profumano di svolta per alcune franchigie in cerca di identità. A Dallas, i Mavericks hanno finalmente rotto il digiuno: dopo dieci sconfitte consecutive, la squadra texana, priva di Cooper Flagg, ha ritrovato la via della vittoria imponendosi al termine di una battaglia offensiva contro gli Indiana Pacers, regolati con un punteggio di 134-130. La differenza l’ha fatta l’esperienza di Khris Middleton, autore di venticinque punti e fattore decisivo nei possessi finali, supportato dai ventitré di P.J. Washington, in una serata in cui la fase difensiva è stata volutamente sacrificita sull’altare dell’efficacia realizzativa. Sempre in tema di vittorie pesanti, i Toronto Raptors non hanno concesso scampo ai Milwaukee Bucks, travolti con un netto 122-94 che interrompe la striscia di tre successi consecutivi della formazione del Wisconsin. I canadesi, trascinati da un Immanuel Quickley in stato di grazia (trentadue punti per lui), hanno approfittato dell’assenza del gigante Giannis Antetokounmpo, ancora out per un problema al polpaccio, per imbastire una gara di sostanza e carattere, dimostrando come la profondità del roster possa talvolta sopperire alla mancanza di una stella.
Golden State ritrova Podziemski, Denver si ferma nel deserto californiano
Nel cuore della Bay Area, i Golden State Warriors hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per avere la meglio sui Denver Nuggets, imponendosi per 128-117 al termine di una partita che ha visto Nikola Jokic mettere insieme l’ennesima tripla doppia della sua stagione (trentacinque punti, venti rimbalzi e dodici assist). La formazione di Steve Kerr, priva di elementi del calibro di Stephen Curry e Jimmy Butler, ha trovato in Brandin Podziemski l’uomo della provvidenza: diciotto punti, quindici rimbalzi e nove assist per il giovane, con quindici punti personali segnati nel solo quarto periodo, quando i Nuggets sembravano aver messo il muso avanti. La rimonta firmata Podziemski, condita da un parziale di 17-8 negli ultimi minuti, ha gelato le ambizioni di Jokic e compagni, dimostrando come l’intensità e la fiducia possano sopperire anche all’assenza dei pezzi da novanta. Moses Moody, con i suoi ventitré punti, ha completato l’opera per i padroni di casa, mentre per i Nuggets, reduci da una vittoria da 54 punti sui Blazers, questa sconfitta rappresenta un campanello d’allarme in vista della volata finale per i playoff.




