Debito pubblico record a 3.207 miliardi, Italia seconda in Europa solo alla Grecia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il debito pubblico italiano ha superato per la prima volta nella storia la soglia dei 3.200 miliardi di euro, toccando a giugno quota 3.207,247 miliardi, un incremento di 26,2 miliardi rispetto al mese precedente. Il confronto con l'anno scorso è ancora più impietoso: rispetto a giugno 2025, quando il debito si attestava a 3.071,367 miliardi, la crescita è di circa 135,9 miliardi in soli dodici mesi. Dall'inizio dell'anno l'aumento supera i 111 miliardi, considerando che a fine 2025 il debito era pari a 3.095,888 miliardi.

Ma c'è un dato forse ancor più significativo di quello assoluto, ed è il rapporto tra debito e Prodotto interno lordo: secondo le rilevazioni di Eurostat diffuse il 21 luglio, nel primo trimestre 2026 l'Italia ha raggiunto il 138,9%, collocandosi al secondo posto nell'Unione europea, dietro solo alla Grecia ferma al 143,5%.

Le ragioni dell'impennata e il ruolo del Tesoro

Per comprendere le ragioni di questo incremento mensile di 26,2 miliardi, occorre distinguere tra debito e fabbisogno. A giugno il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche è stato pari a 13,259 miliardi, una cifra rilevante ma non sufficiente a spiegare l'intera crescita: nello stesso mese, infatti, le disponibilità liquide del Tesoro sono aumentate da 51,928 a 61,704 miliardi, registrando un incremento di quasi 9,8 miliardi.

La restante parte dell'aumento, circa 3,1 miliardi, deriva da fattori tecnici come scarti e premi all'emissione e al rimborso dei titoli, rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e variazioni dei tassi di cambio. È bene precisare, come chiarisce la stessa Banca d'Italia, che fabbisogno e variazione del debito non coincidono necessariamente: l'aumento di 26,2 miliardi non significa che lo Stato abbia registrato nello stesso mese un disavanzo di pari importo.

La composizione del debito e la vita media residua

L'incremento di giugno è quasi interamente imputabile alle Amministrazioni centrali, il cui debito consolidato è passato da circa 3.100,9 miliardi a 3.127,8 miliardi, con un incremento vicino ai 26,9 miliardi, in parte compensato dalla diminuzione di 0,7 miliardi del debito delle Amministrazioni locali. Un dato particolarmente interessante riguarda la composizione per scadenza: a giugno il debito con scadenza originaria a medio e lungo termine è salito a 2.842,673 miliardi, dai 2.801,604 di maggio, con oltre 41 miliardi in più in un mese, mentre il debito a breve termine è sceso da 379,460 a 364,575 miliardi. La struttura delle scadenze resta comunque relativamente lunga, con una vita media residua del debito pari a 7,9 anni, invariata rispetto a maggio. Una durata media elevata è importante perché evita che l'intero stock debba essere rifinanziato rapidamente ai tassi di mercato in un determinato momento, offrendo un certo margine di manovra in caso di turbolenze finanziarie.

Il ritorno degli investitori esteri e il calo di famiglie e imprese

Parallelamente all'aumento del debito, cambia anche la distribuzione dei soggetti che lo detengono. La quota del debito italiano in mano alla Banca d'Italia ha continuato a diminuire, scendendo al 16,7% a giugno dal 17,2% del mese precedente.

A maggio, ultimo mese per cui questo dato è disponibile, la quota detenuta dai non residenti è salita al 35,9%, dal 35,7% di aprile, segnando un ritorno di fiducia da parte degli investitori internazionali che, come spiega un'analisi de Il Sole 24 Ore, dopo una lunga fase di disaffezione durata fino al 2023 hanno invertito la tendenza attratti da un premio al rischio remunerativo. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal calo degli investitori italiani: la quota in mano agli altri residenti, principalmente famiglie e imprese non finanziarie, è scesa dal 14,7% di aprile al 14,5% di maggio.

L'Italia, tuttavia, risulta tra i Paesi meno esposti sotto il profilo della dipendenza dagli investitori extra-Eurozona: la quota di debito detenuta da Paesi fuori dall'area dell'euro è intorno al 13,4%, mentre Germania, Finlandia e Francia registrano percentuali più alte.

La sfida della sostenibilità: due traiettorie opposte in Europa

Il dato più significativo per l'Italia non è tanto il livello assoluto del debito quanto la direzione di marcia rispetto ad Atene. Mentre il rapporto greco è calato al 143,5%, in flessione di 2,6 punti nel trimestre e di 9,4 punti rispetto a un anno prima, proseguendo un percorso di riduzione del debito che dura da anni, il rapporto italiano continua a salire: 1,8 punti in più nel trimestre, 1,7 in più su base annua.

Il divario tra i due Paesi, che a inizio 2025 era ancora ampio, si sta quindi assottigliando, e le proiezioni di Bruxelles indicano un possibile sorpasso dell'Italia sulla Grecia già nel 2027 se le due traiettorie dovessero proseguire sugli attuali ritmi. Secondo le ultime previsioni della Commissione europea, il rapporto debito/PIL italiano dovrebbe passare dal 137,1% del 2025 al 138,5% nel 2026, per raggiungere il 139,2% nel 2027.

Il problema è la combinazione tra crescita economica debole, costo degli interessi e necessità di mantenere sotto controllo il deficit: la Commissione ha identificato l'elevato debito pubblico e la bassa crescita della produttività tra le principali vulnerabilità macroeconomiche dell'Italia.

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