Debito record oltre 3.200 miliardi, l’Italia torna in mano agli stranieri

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il debito pubblico italiano infrange un nuovo record e va oltre quota 3.200 miliardi di euro, toccando i 3.207,2 miliardi a giugno: un aumento di 26,2 miliardi rispetto a maggio, quando il passivo si era già attestato su un livello storico di 3.181 miliardi. La fotografia scattata dalla Banca d'Italia nella pubblicazione "Finanza pubblica: fabbisogno e debito" certifica una progressione marcata, che disegna una parabola in netta ascesa e delinea uno scenario complesso in vista della manovra di bilancio autunnale.

L'incremento del debito delle Amministrazioni pubbliche riflette una combinazione di fattori: il fabbisogno pubblico ha inciso per 13,3 miliardi, l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro per 9,8 miliardi (portandole a 61,7 miliardi) e per 3,1 miliardi hanno pesato gli effetti degli scarti e premi all'emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all'inflazione e la variazione dei tassi di cambio.

Più di un terzo del debito in mano agli stranieri

La vera novità, tuttavia, è il cambio di passo nella composizione della platea dei detentori del debito. La quota detenuta dalla Banca d'Italia continua la sua discesa, scivolando al 16,7% rispetto al 17,2% di maggio; a fare da contraltare a questo disimpegno è il ritorno degli investitori esteri, che a maggio, ultimo dato disponibile per questa voce, hanno incrementato la loro fetta al 35,9% dal 35,7% del mese precedente.

Una tendenza che segna un vero e proprio inversione di rotta dopo che i mesi scorsi avevano fatto registrare un certo disinteresse per i titoli di Stato italiani. I fondi internazionali tornano a guardare con interesse alla carta italiana, attratti da un premio al rischio che, nonostante lo spread Btp-Bund attestatosi intorno a 78 punti, si mantiene su livelli considerati remunerativi.

L’affondo del retail e il calo delle famiglie italiane

Nello stesso frangente, la quota in mano agli altri residenti, che include principalmente famiglie e imprese non finanziarie, registra una lieve flessione scendendo al 14,5% dal 14,7% di aprile. Una sorta di pausa per il pubblico retail dopo la corsa ai Btp Valore che aveva caratterizzato i mesi precedenti. La fotografia della composizione del debito si arricchisce di un ulteriore dettaglio: mentre il debito a medio e lungo termine è salito a 2.842,6 miliardi da 2.801,6 miliardi di maggio, quello a breve termine è sceso da 379,4 a 364,5 miliardi.

La vita media residua del debito è rimasta stabile a 7,9 anni, un dato che protegge lo Stato da eventuali shock dei tassi di interesse nel breve periodo.

Le entrate tributarie tengono: il bilancio del semestre

Sul fronte delle entrate, il quadro è più sfumato. A giugno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 43,2 miliardi, segnando una diminuzione dell'1,3% (0,6 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2025. Il dato mensile, però, non deve trarre in inganno. Nel complesso dei primi sei mesi del 2026, le entrate tributarie ammontano a 261 miliardi, con un aumento dell'1,4% (+3,6 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Il gettito fiscale semestrale, quindi, regge e cresce, trainato principalmente dalle imposte indirette e dall'Iva, che si confermano il motore trainante dei conti pubblici.

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