Jodar vola ai quarti a Roma: “Un anno di apprendimento, partita dopo partita”
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Redazione Sport
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La terra rossa del Foro Italico sta assistendo a una delle imprese più limpide di questo inizio di stagione, e il protagonista, va detto, non dimostra affatto di sentirne il peso. Rafael Jodar, il diciottenne (classe 2006) che ormai sembra aver fatto dell’ordinaria amministrazione la sua principale virtù, ha liquidato Learner Tien con un secco 6-1, 6-4, regalando a se stesso e al suo entourage un nuovo, storico traguardo: i quarti di finale del Masters 1000 di Roma. Un successo, questo, che arriva a coronamento di una striscia di risultati eccellenti e che lo proietta direttamente nell’élite del torneo, dove ad attenderlo ci sarà il vincente del match tra il tedesco Alexander Zverev e l’azzurro Luciano Darderi, un ostacolo comunque proibitivo per chiunque.
La gestione del veterano in un da teenager
Ciò che lascia senza fiato, osservando lo spagnolo muoversi tra le righe del campo, non è tanto la potenza dei suoi colpi – sebbene quella sia impressionante – quanto la lucidità con cui sceglie quando accelerare e quando, invece, attendere l’errore altrui. Contro Tien, avversario ostico e dotato di un rovescio bimane tagliente, Jodar ha costruito la vittoria nei frangenti decisivi: annullato l’unico momento di difficoltà nel secondo set (quando si è trovato sotto 1-3), ha reagito con un parziale di quattro game consecutivi che ha chiuso ogni discorso. “Sono molto contento del mio livello oggi – ha commentato a caldo il madrileno, con una calma che stride con la sua giovanissima età –. Learner è un giocatore molto duro, molto intelligente in campo, e ho dovuto lavorare sodo per leggere bene i momenti importanti della partita”. Una freddezza, quella dimostrata, che gli ha permesso di entrare nel novero dei tennisti più giovani di sempre a raggiungere questa fase a Roma, un’impresa che non capitava dai tempi di Novak Djokovic nel lontano 2007.
Numeri da predestinato e il confronto con i miti
La statistica, in questo frangente, non fa che certificare un’evidenza che i più attenti avevano già intuito durante il Masters 1000 di Madrid. Jodar, infatti, non solo ha eguagliato il risultato ottenuto poche settimane fa nella capitale spagnola (dove si era fermato proprio per mano di Jannik Sinner), ma lo ha fatto con il piglio di chi ormai considera questi quarti di finale una tappa fissa del proprio calendario. La vittoria su Tien, arriva dopo aver già avuto la meglio su giocatori del calibro di Nuno Borges e sull’italiano Matteo Arnaldi, un percorso netto che lo ha portato a essere, virtualmente, il numero 29 del mondo a soli 19 anni. Un’ascesa fulminea che lo stesso diretto interessato, tuttavia, preferisce smorzare con la filosofia del “partita dopo partita”, un mantra ripetuto quasi all’infinito ma che nelle sue corde suona sorprendentemente sincero. “Per me quest’anno è tutto nuovo – ha spiegato Jodar, mostrando una consapevolezza rara per un coetaneo –. Tutti i tornei sono una scoperta. Voglio prendere questa stagione come un anno di apprendimento, perché posso imparare moltissimo se sarò intelligente, se analizzerò i match e presterò attenzione a tutto ciò che accade intorno a me”.
L’approccio mentale come arma per il futuro prossimo
Non c’è traccia, nelle sue parole, di quella spavalderia che spesso accompagna i giovani alla loro prima esplosione. Jodar, che pure ha ammesso di esultare richiamando i gesti del calciatore Jude Bellingham e che ha in Rafael Nadal il proprio idolo, preferisce ancorarsi al lavoro quotidiano piuttosto che lasciarsi suggestionare da ipotetiche finali (come quella che si profilerebbe all’orizzonte con Jannik Sinner). “No, sinceramente non ci sto pensando – ha tagliato corto il iberico, quando gli è stato chiesto di eventuali sviluppi futuri del tabellone –. Penso solo alla prossima partita, che sarà contro un avversario difficile. Se non affronti il match con la mentalità giusta, non serve aver vinto tante partite nel torneo precedente”. Un approccio essenziale, quasi minimalista, che forse rappresenta il vero segreto di questo ragazzo capace di viaggiare a velocità doppia rispetto ai suoi coetanei. Alle spalle, intanto, rimangono i segni di una partita a tratti perfetta: 31 minuti per il primo set, una sostanziale impassibilità nei momenti di break point e la capacità di trasformare ogni attacco in una sentenza. Nel box, a fare da cornice a questa favola silenziosa, c’è solo il padre, a testimoniare una normalità che il ragazzo, nonostante i riflettori, sembra determinato a non abbandonare mai.




