Meloni ricorda il "Papa degli ultimi", ma Conte e Schlein attaccano: "Basta ipocrisia"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giorgia Meloni, intervenendo alla commemorazione di Papa Francesco davanti alle Camere riunite, ha definito Bergoglio il «Papa degli ultimi», colui che ha saputo guardare alle «periferie fisiche ed esistenziali». Un ritratto condivisibile, almeno nelle intenzioni, se non fosse che il suo governo – dai migranti ai detenuti, dalle politiche ambientali al sostegno al riarmo europeo – ha spesso seguito una direzione opposta rispetto a quella indicata dal pontefice.

A sottolineare questa contraddizione, con toni duri, sono stati soprattutto i leader dell’opposizione. Elly Schlein, rompendo il velo della retorica istituzionale, ha accusato senza mezzi termini chi, pur omaggiando Francesco, continua a sostenere politiche di respingimento e deportazione: «Ipocrita chi ignora il suo messaggio». Giuseppe Conte, più sobrio ma ugualmente netto, ha parlato di un «teatro scomposto», lasciando intendere che dietro le celebrazioni si nasconda una strumentalizzazione.

La seduta comune, fortemente voluta dalla premier per unificare i tributi di Camera e Senato, ha finito per trasformarsi in un’arena politica. Mentre Meloni ricordava un Francesco «controcorrente», capace di rompere gli schemi – quasi a specchiarsi in quell’immagine –, Conte ha rievocato il pontefice nella Roma deserta del Covid, «una figura che ha saputo dare speranza quando rischiava di prevalere lo sconforto».

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