Un altro studente cade durante la gita: a Soriano nel Cimino fratture multiple, a Lignano l’agonia del 18enne finisce in rianimazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La seconda emergenza, quella che si consuma nella notte tra il 12 e il 13 maggio nel Viterbese, segue di poco più di una settimana il dramma consumatosi in Friuli. Un ragazzo in gita scolastica, studente di un liceo, è precipitato dal balcone di un hotel a Soriano nel Cimino. Il volo, misurato in circa quattro metri, non è avvenuto da un’altezza convenzionale: i ragazzi alloggiavano al piano terra, ma le camere, spiega la ricostruzione iniziale, si affacciano anche sulla zona dei garage, ambienti interrati che si trovano sotto il livello stradale. Ecco perché una caduta da quella che apparentemente sarebbe una posizione priva di rischio si è trasformata in un trauma grave. Il giovane ha riportato fratture agli arti inferiori e lesioni multiple, tanto da rendere necessario il trasporto in elisoccorso diretto all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

A rendere più cupo il quadro generale – se così si può dire – è l’epilogo dell’altro incidente, avvenuto il 3 maggio a Lignano Sabbiadoro. In quel caso, uno studente diciottenne di Monopoli, frequentante l’ultimo anno del polo liceale “Galileo Galilei – Marie Curie”, era caduto dal balcone di un hotel al primo piano. Anche lì l’altezza è stata quantificata in circa quattro metri. Il ragazzo era stato trasportato d’urgenza in elicottero all’ospedale di Udine, dove è stato ricoverato in rianimazione con un quadro clinico definito fin dall’inizio disperato. Le lesioni riportate nell’impatto erano gravissime, e il giovane non ha mai ripreso conoscenza, sprofondando in un coma irreversibile durato dieci giorni.

La cronaca dei fatti e il silenzio delle procure

La notizia della morte del diciottenne – arrivata nella serata di ieri, 12 maggio, sempre dallo stesso ospedale udinese – ha chiuso una fase di attesa che si protraeva ormai da oltre una settimana. I genitori hanno autorizzato la donazione degli organi, un atto che solitamente segue procedure rigorose e che in questo caso viene indicato come volontà espressa dalla famiglia. Sul fronte giudiziario, invece, restano aperti alcuni punti di accertamento. Le indagini, nel caso di Lignano, non si sono ancora concluse: si cerca di comprendere se la caduta sia stata accidentale o se esistano eventuali responsabilità legate alla struttura o alla sorveglianza dei ragazzi. Dettagli più precisi, come la dinamica esatta della caduta o la presenza di testimoni diretti, non sono stati ancora diffusi dagli inquirenti.

Due cadute simili, due esiti opposti

La differenza – puramente clinica, si potrebbe osservare – tra i due episodi è negli esiti: il primo studente, quello di Soriano nel Cimino, è vivo pur con fratture e trauma; il secondo, il ragazzo di Monopoli, non ce l’ha fatta dopo dieci giorni di agonia. Entrambi erano in gita scolastica di quinta superiore, entrambi sono precipitati da una quota simile (circa quattro metri), entrambi sono stati soccorsi in elicottero. Eppure, le condizioni del luogo della caduta sembrano aver giocato un ruolo decisivo: a Lignano il balcone si trovava al primo piano sopra strada; a Soriano nel Cimino il piano terra sfociava invece sui garage interrati, creando di fatto un dislivello maggiore di quanto il numero del piano lasciasse intendere. Nessuna delle due procure ha al momento formulato capi d’imputazione né reso noti i nomi di eventuali indagati.

Attesa per i referti e le ispezioni nelle strutture

Resta da verificare, per entrambi i casi, se le strutture alberghiere rispettassero le normative sulla sicurezza dei balconi – in particolare l’altezza dei parapetti, la loro manutenzione e l’eventuale presenza di segnalazioni per i dislivelli anomali. Nel frattempo, gli ospedali hanno fornito solo le informazioni strettamente necessarie ai fini della comunicazione pubblica: il trasporto d’emergenza, l’entità delle fratture per il sopravvissuto, la dichiarazione di morte cerebrale per il diciottenne pugliese. I magistrati procedono con accertamenti tecnici, tra cui probabilmente la consulenza di un ingegnere o di un architetto per ricostruire la conformazione degli edifici. Per il ragazzo di Monopoli, ormai, resta solo la donazione degli organi e il rimpatrio della salma in Puglia.

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