Gita scolastica, un volo di quattro metri e un’altra corsa in eliambulanza dopo la tragedia di Monopoli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La routine delle gite scolastiche, quella che si vorrebbe fatta solo di risate, autobus stracolmi e notti in albergo a chiacchierare fino a tardi, si è trasformata nuovamente in un incubo. A Soriano nel Cimino, nel viterbese, uno studente – in viaggio d’istruzione con la propria classe – è precipitato dal balcone della stanza dove alloggiava la comitiva, compiendo un volo di circa quattro metri prima di schiantarsi al suolo. Il ragazzo, le cui condizioni sono apparse da subito critiche, è stato stabilizzato sul posto dai sanitari del 118, i quali – dopo aver valutato la gravità dei traumi riportati, con fratture multiple agli arti inferiori – hanno richiesto l’intervento di un’eliambulanza per trasferirlo d’urgenza in un nosocomio della Capitale. L’allarme, come spesso accade in questi frangenti, è scattato nella serata di martedì 12 maggio: il giovane si trovava sul balcone della sua camera quando, per ragioni ancora tutte da accertare, avrebbe perso l’equilibrio. Nessun testimone diretto ha saputo fornire, almeno per ora, particolari più precisi sul meccanismo della caduta.

La ricostruzione dell’incidente e l’intervento dei soccorsi

Secondo le prime informazioni raccolte dalle forze dell’ordine intervenute sul posto, nessun altro alunno o insegnante avrebbe assistito al momento esatto della precipitazione. Il dello studente – che faceva parte di una delegazione scolastica in trasferta nel Lazio – è stato rinvenuto a terra dai compagni, i quali hanno immediatamente lanciato la richiesta di aiuto. L’arrivo dell’ambulanza è stato rapidissimo, ma le lesioni riportate hanno subito fatto propendere per una soluzione più celoce del semplice trasporto su gomma. L’eliambulanza, decollata da una base del 118, ha così coperto la distanza tra Soriano nel Cimino e Roma in tempi ridotti, consegnando il ragazzo nelle mani dei medici della struttura ricettiva. Qui, si è aperta una finestra di osservazione critica: il politrauma, specie agli arti inferiori, ha imposto un protocollo d’intervento d’urgenza. Si tratta, va detto, del secondo episodio analogo nel giro di pochissimi giorni, se si considera il contesto delle gite scolastiche italiane.

Il precedente drammatico di Monopoli: dieci giorni di coma e poi l’espianto

Proprio in queste stesse ore, si è purtroppo chiuso il capitolo più doloroso di una vicenda simile, cominciata poco prima e sviluppatasi in tutt’altro modo. Quell’adolescente di Monopoli, diciottenne, caduto dal balcone di un hotel a Lignano Sabbiadoro (Udine) durante la gita di fine anno, non ce l’ha fatta. Il giovane M.G., studente dell’ultimo anno presso il polo liceale “Galileo Galilei – Marie Curie”, era stato ricoverato in condizioni disperate dopo la caduta, avvenuta nella serata di domenica 3 maggio. Per dieci lunghi giorni ha lottato in un letto dell’ospedale di Udine, tra sedazioni profonde e speranze sempre più flebili, finché il decesso non è sopraggiunto. A dare l’allarme, in quel frangente, erano stati proprio i suoi compagni di classe, gli stessi che ora – è inevitabile pensarlo – faranno i conti con l’immagine di quel esanime. La famiglia, in un gesto che ha scosso l’opinione pubblica locale, ha autorizzato l’espianto degli organi, trasformando una perdita insopportabile in una possibilità di vita per altri.

Due cadute a distanza di pochi giorni: il filo rosso degli incidenti nei balconi

Non si contano più, ormai, le segnalazioni di studenti precipitati durante i soggiorni fuori sede: una casistica che gli investigatori preferiscono non definire ancora come “allarmante” ma che, di fatto, si ripete con inquietante regolarità. Nel caso del ragazzo trasportato a Roma – stando a quanto riportato da stampa locale – l’impatto ha causato fratture serie ma, al momento, non lesioni spinali o cerebrali dichiaratamente irreversibili. Le indagini dei carabinieri, comunque, procedono per escludere eventuali responsabilità della struttura alberghiera, a cominciare dall’altezza del parapetto del balcone e dalle condizioni di illuminazione della camera. Nessuna ipotesi – né quella di un gesto volontario né quella di un banale scherzo finito male – viene al momento esclusa, anche se gli inquirenti tendono a privilegiare la pista dell’incidente dovuto a una momentanea perdita di equilibrio. Non ci sono, dai primi accertamenti, segni di colluttazione o di sostanze alcoliche in quantità rilevanti tra i ragazzi.

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