Focolai di aviaria in Lombardia, tra abbattimenti e piani di biosicurezza

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'emergenza legata all'influenza aviaria, che ha recentemente interessato con rinnovato vigore diverse province lombarde, è stata al centro di un'audizione congiunta delle Commissioni sanità e agricoltura della Regione Lombardia. Durante l'incontro, al quale hanno preso parte le associazioni di settore e i tecnici dell'Unità Operativa di veterinaria regionale, è emerso con chiarezza il quadro di un'epidemia che, sebbene circoscritta, richiede continue e stringenti misure di controllo. “In audizione – ha affermato il consigliere regionale Matteo Piloni – è emerso il grande lavoro che gli allevatori hanno fatto in materia di biosicurezza”, un impegno che ha visto investimenti cospicui, negli anni, sia per gli allevamenti avicoli che per quelli suini, volti a creare barriere efficaci contro la diffusione del virus.

La situazione nel Novarese e l'istituzione della "zona rossa"

Proprio mentre si discuteva in commissione, un nuovo focolaio di influenza aviaria ad alta patogenicità veniva individuato in un allevamento avicolo nel comune di Novara. Il Dipartimento di Prevenzione dell'Asl locale, dopo aver ricevuto la conferma della positività al virus H5N1 dai laboratori dell'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, ha disposto immediatamente l'abbattimento di diverse migliaia di capi. Per contenere il più possibile il rischio di ulteriori contagi, le autorità hanno inoltre emanato un'ordinanza che istituisce una zona di sorveglianza, della durata di trenta giorni, attorno al focolaio. L'episodio, che segue di poco quelli registrati in provincia di Varese, segna dunque l'estensione del fenomeno anche al novarese, allargando il perimetro geografico dell'attenzione sanitaria.

Il bilancio regionale degli ultimi mesi

Il ritorno della stagione fredda ha purtroppo coinciso con una recrudescenza dei casi, che non rappresentano un evento isolato. Se si considera un arco temporale più ampio, infatti, in diciotto mesi la Lombardia ha dovuto fronteggiare quasi sessanta focolai, un numero che rende l'idea della persistenza del virus nel territorio. Soltanto nel periodo tra ottobre e novembre di quest'anno, gli episodi confermati sono stati tra gli otto e i dieci, coinvolgendo in totale oltre 353 mila animali in tutta la regione. Questa recrudescenza ha spinto molti comuni, non solo in Lombardia ma anche in Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia, a innalzare il livello di guardia e a potenziare le misure di sicurezza, in un'ottica di stretta collaborazione interregionale.

L'episodio di Olgiate Olona e le procedure di contenimento

Nell'area dell'ATS Insubria, l'unico focolaio accertato si è verificato nel comune di Olgiate Olona, dove le autorità sanitarie hanno dovuto gestire un focolaio in un allevamento. La procedura standard, in questi casi, prevede l'abbattimento degli animali risultati infetti e il loro successivo smaltimento, operazione che viene affidata a ditte specializzate e autorizzate, al fine di garantire la massima sicurezza e tracciabilità. Una volta completate queste operazioni, il focolaio viene considerato chiuso, ma la vigilanza nelle aree circostanti rimane alta per tutta la durata del periodo di sorveglianza stabilito dalle ordinanze. Le autorità, pur assicurando che la situazione nel suo complesso è sotto controllo, continuano a raccomandare la massima prudenza e l'adesione scrupolosa ai protocolli, con una particolare attenzione rivolta agli allevamenti di tipo familiare.

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