Farmaci e movimento, la nuova frontiera nella cura del Parkinson

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Redazione Salute Redazione Salute   -   In occasione della Giornata nazionale Parkinson, la Fondazione Limpe, sotto la guida del professor Michele Tinazzi dell’Università di Verona, ha riunito pazienti, loro familiari e medici presso la facoltà di Scienze Motorie, un luogo che, non a caso, simboleggia una delle strategie terapeutiche oggi più promettenti. La terapia motoria, che si affianca ai tradizionali trattamenti farmacologici, sta infatti dimostrando di apportare benefici significativi, come testimonia l’esperienza di Beatrice, una paziente che pratica un esercizio fisico specifico e mirato per tre volte alla settimana. L’approccio integrato, che unisce la componente neurologica a quella riabilitativa, sta aprendo nuove prospettive per il trattamento di una patologia neurodegenerativa la cui incidenza, del resto, è in costante aumento.

L'importanza di un approccio multidisciplinare

Le iniziative promosse in tutta Italia, dalle quali emergono i contributi di figure come la neurologa Ilaria Di Vico e la professoressa Marialuisa Gandolfi, esperta in Medicina Fisica sempre a Verona, sottolineano l’importanza di una visione d’insieme. Non si tratta più di gestire esclusivamente i sintomi attraverso i farmaci, sebbene essi rimangano un pilastro fondamentale, ma di costruire un percorso che includa un’attività fisica strutturata, la quale, come dimostrano molte esperienze, contribuisce a migliorare la qualità della vita di chi ne è affetto. Questo modello di cura, che potremmo definire olistico, mira a coinvolgere il paziente nella sua interezza, offrendogli strumenti concreti per affrontare le sfide quotidiane poste dalla malattia.

Una rete di supporto che si allarga a livello nazionale

La Giornata, promossa dalla Fondazione LIMPE per il Parkinson ETS con il patrocinio della Società Italiana Parkinson e Disordini del Movimento, ha visto l’apertura di oltre novanta centri neurologici sul territorio nazionale, permettendo a molti di usufruire di consulti gratuiti e di momenti di confronto diretto con gli specialisti. In Puglia, regione in cui si stima che le persone colpite siano circa ventimila, l’iniziativa “Un Passo per il Parkinson” ha organizzato passeggiate inclusive, con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza e, al contempo, di creare un momento di condivisione per i pazienti e per coloro che se ne prendono cura ogni giorno. L’idea di camminare insieme, un gesto semplice ma carico di significato, vuole essere un segnale forte contro l’isolamento che spesso accompagna questa condizione.

Il caso di Viterbo e la gestione sul territorio

Anche a Viterbo, dove il dipartimento di Neuroscienze della Asl locale, diretto da Nicola Pio Falcone, gestisce un Centro per le Malattie neurodegenerative che segue oltre cinquecento cinquanta pazienti, si è tenuto un evento dal titolo “Vivere il Parkinson”. L’incontro, organizzato in collaborazione con l’associazione Parkinson Viterbo, ha messo al centro le terapie, le strategie e gli approcci integrati, dimostrando come la sinergia tra istituzioni sanitarie e associazioni di volontariato sia cruciale per costruire una risposta efficace. Questa rete, che si articola a livello locale e nazionale, rappresenta una risorsa insostituibile per far fronte a una patologia che, colpendo il due virgola tre per cento della popolazione over sessantacinque, interessa un numero sempre maggiore di famiglie italiane.

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