Hantavirus, il ministero della Salute inizia il tracciamento dei contatti a bordo di un volo
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Redazione Esteri
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Sono ore di attenta valutazione per il ministero della Salute, che ha attivato le procedure di sorveglianza preventiva dopo il focolaio di Hantavirus delle Ande scoperto a bordo della nave da crociera MV Hondius. E non si tratta, va sottolineato, di un allarme generalizzato per la popolazione italiana: le stime congiunte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) indicano al momento un rischio molto basso in Europa, circoscritto quasi esclusivamente ai contesti di viaggio e ai contatti molto stretti con i malati. Quello che però ha spinto i tecnici a muoversi con il “principio di massima cautela” – come si legge nella nota ufficiale – è la specificità di questo virus, che rispetto ad altre varianti dello stesso genere presenta una particolarità inquietante: la capacità di trasmettersi, sebbene in casi rari, da un essere umano a un altro, soprattutto in situazioni di prossimità prolungata.
Il transito dall’aeroporto di Roma e i quattro viaggiatori sotto osservazione
Il vero nodo epidemiologico che ha richiamato l’attenzione della Farnesina sanitaria riguarda un volo della Klm in coincidenza per Roma, sul quale – anche se solo per alcuni minuti – era salita la donna poi deceduta in un ospedale di Johannesburg. Ebbene, su quello stesso velivolo, ma diretti verso il nostro paese, si trovavano quattro passeggeri. I loro contatti, spiega il dicastero guidato da Orazio Schillaci, sono già stati tutti acquisiti e trasmessi alle regioni di rispettiva competenza, cioè Calabria, Campania, Toscana e Veneto. Ad attenderli non ci sarà una quarantena forzata, ma una sorveglianza attiva: un monitoraggio che serve a intercettare tempestivamente qualsiasi sintomo – dalla febbre alta ai dolori muscolari diffusi – senza però allarmare impropriamente le popolazioni locali. Nessun caso di infezione è stato infatti segnalato sul territorio nazionale, e le autorità sudafricane hanno già avviato un tracciamento autonomo di altre novanta persone che hanno avuto contatti con la vittima.
Il focolaio sulla nave MV Hondius e le sfide del ceppo andino
Tutto ha avuto inizio ufficialmente lo scorso 2 maggio, quando l’Oms ha segnalato un cluster di malattie respiratorie gravi sulla Hondius, un’imbarcazione che trasportava 147 tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Il bilancio, purtroppo, è già tragico per quanto numericamente contenuto: si contano tre decessi e diverse altre persone contagiate, con un tasso di letalità che – per questo specifico ceppo – può sfiorare purtroppo il 50 per cento se non trattato in tempo. La particolarità del virus delle Ande, a differenza di altri hantavirus che richiedono il passaggio obbligato dai roditori, è la già citata capacità di diffondersi tra umani in circostanze eccezionali. Non a caso i medici dell’Ecdc, tra i quali c’è anche un professionista italiano salito a bordo dal 6 maggio, stanno gestendo l’emergenza con protocolli di isolamento severi, cercando di evitare la formazione di nuove catene di contagio durante la navigazione verso le acque di Tenerife.
Le procedure di coordinamento tra Roma e le amministrazioni locali
L’asse Roma-regioni sembra aver funzionato senza intoppi nella gestione di questo risk assessment: il ministero ha trasmesso le liste e le informazioni raccolte tramite i canali internazionali agli assessorati alla salute di Calabria, Campania, Toscana e Veneto, che da quel momento hanno dovuto rintracciare gli interessati per fornire indicazioni comportamentali chiare. Non c’è alcuna indicazione, al momento, che suggerisca la presenza del virus al di fuori del perimetro tracciato dalla nave o dai voli internazionali collegati alla donna deceduta a Johannesburg. I protocolli nazionali, del resto, sono stati pensati proprio per gestire le cosiddette “patologie importate”, cioè quei virus esotici che arrivano nel nostro paese a causa dei collegamenti globali. La compagnia Oceanwide Expeditions, proprietaria della Hondius, ha parallelamente aggiornato il quadro sanitario dell’equipaggio, e l’attenzione resta alta soprattutto nella finestra temporale di incubazione, che per l’Hantavirus può protrarsi fino a diverse settimane dopo l’esposizione iniziale.




