Fisco, la Cgil lancia l’allarme sui 730: “Errori nelle certificazioni”. Ma l’Agenzia delle Entrate replica: “Anomalie già corrette”
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Redazione Economia
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A ventiquattr’ore dal debutto della dichiarazione precompilata 2026, fissato per il 30 aprile, il sindacato confederale ha sollevato un polverone giudiziario e tecnico che merita attenzione. La Cgil, in una lettera indirizzata al ministero dell’Economia e delle Finanze, ha denunciato il rischio concreto che una quota significativa dei modelli 730 – quelli su cui milioni di contribuenti fanno affidamento per la liquidazione annuale dell’Irpef – venga inficiata da errori presenti nelle certificazioni uniche, i documenti che datori di lavoro ed enti pensionistici sono tenuti a trasmettere all’amministrazione finanziaria. Secondo la ricostruzione del sindacato, datata 21 aprile, il problema riguarderebbe in particolare la mancata inclusione, tra i redditi di lavoro dipendente disciplinati dall’articolo 49, comma 1, del Tuir, di alcune indennità regolarmente erogate; un’omissione che, se non corretta, avrebbe prodotto scostamenti consistenti tra quanto effettivamente percepito dai lavoratori e quanto invece sarebbe confluito nelle caselle della precompilata.
La replica dell’Agenzia delle Entrate, arrivata a stretto giro di posta – prima con una comunicazione di servizio del 29 aprile e poi con un contro-comunicato stampa ufficiale – ha però circoscritto la portata dell’allarme, ridimensionandone la portata operativa. L’amministrazione finanziaria, senza smentire l’esistenza di qualche anomalia, ha spiegato che “alcuni sostituti di imposta, nelle scorse settimane, hanno rilevato delle irregolarità nelle certificazioni da loro predisposte e hanno immediatamente provveduto alla correzione e alla ritrasmissione delle stesse”. In altri termini, il problema segnalato dalla Cgil sarebbe già stato aggredito alla radice; tant’è che, dal canto loro, le Entrate hanno confermato che la banca dati su cui si fonda la precompilata 2026 sarà aggiornata con oltre 1,3 miliardi di informazioni, tra redditi dichiarati e spese detraibili, senza che quelle correzioni – tecnicamente già perfezionate – ne alterino l’affidabilità.
Due comunicati, due versioni: il braccio di ferro tra sindacato e fisco
L’intreccio tra la missiva della Cgil al Mef e il successivo intervento ufficiale dell’Agenzia ha generato, va detto, un botta e risposta piuttosto duro tra due istituzioni centrali del paese. Da una parte, il sindacato insisteva sul fatto che molte certificazioni uniche ancora da validare presentavano vizi strutturali, tali da mettere a rischio la correttezza dei 730 precompilati che i contribuenti troveranno nei loro cassetti fiscali. Dall’altra, l’Agenzia delle Entrate ha voluto ribadire con forza che nessun dato errato rimarrà a sistema, perché le anomalie – laddove effettivamente emerse – sono state prontamente segnalate dai datori di lavoro stessi, le quali le hanno già ritrasmesse in formato corretto. Nessuna delle due parti ha fornito cifre precise sull’entità numerica delle certificazioni difettose, né ha indicato quali settori produttivi o aree geografiche sarebbero state più esposte al rischio.
Una partita di dettagli tecnici dal peso politico
La vicenda, per quanto circoscritta a un aspetto apparentemente minuzioso della meccanica fiscale, tocca un nervo scoperto della relazione tra fisco e contribuenti: la precompilata, introdotta proprio per ridurre gli errori e alleggerire gli oneri dichiarativi, viene qui a trovarsi potenzialmente minata alla fonte da un’errata trasmissione a monte. E se la Cgil ha scelto di rendere pubblica la sua denuncia – scrivendo al ministero e diramando l’allarme a meno di due giorni dall’apertura della campagna dichiarativa – l’Agenzia delle Entrate ha risposto con altrettanta sollecitudine, fornendo una rassicurazione che suona quasi come una smentita implicita. Nel merito, il contrasto riguarda la corretta classificazione di alcune indennità: laddove il sindacato le ritiene a tutti gli effetti reddito da lavoro dipendente, e quindi soggette a obbligo di certificazione unica secondo le regole ordinarie, l’amministrazione finanziaria non ha mai messo in dubbio tale principio, limitandosi a osservare che le correzioni sono già intervenute.
Domani la precompilata sarà online: cosa cambia per chi fa il 730
Dal 30 aprile 2026, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, ogni contribuente potrà visualizzare la propria dichiarazione precompilata, costruita su quei 1,3 miliardi di dati di cui si diceva. Per chi utilizza il modello 730, l’invito implicito che arriva dalle due posizioni istituzionali contrapposte è alla verifica puntuale delle proprie certificazioni uniche prima di accettare il modulo così come predisposto. La Cgil, col suo esposto, ha di fatto suggerito che senza un controllo incrociato – magari confrontando le CU ricevute dal datore di lavoro con le somme effettivamente accreditate in busta paga – il rischio di uno scostamento rimarrebbe comunque, sebbene limitato. L’Agenzia, al contrario, garantisce che le anomalie sono state già sanate e che quindi la precompilata 2026 può considerarsi affidabile. In attesa che il debutto ufficiale chiarisca eventuali residui difformità, quella in corso è una querelle che restituisce bene la complessità di un sistema – quello delle dichiarazioni fiscali – dove ogni errore di trascinamento rischia di tradursi in un danno economico per milioni di italiani.




