Firenze mette fine all'era dei monopattini in sharing
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Redazione Interno
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La stagione dei monopattini in condivisione, che aveva mosso i suoi primi passi nel dicembre del 2020 trovando spazio nelle piazze e lungo i viali di Firenze, avrà una data di scadenza definitiva e irrevocabile. L’amministrazione comunale, guidata da Sara Funaro, ha infatti deciso di non rinnovare oltre le autorizzazioni, fissando al primo aprile 2026 il giorno in cui questi mezzi scompariranno dal tessuto urbano. Una scelta, formalizzata attraverso una delibera dell’assessore alla Mobilità Andrea Giorgio, che giunge dopo due proroghe concesse in passato ma che stavolta segna un punto di non ritorno, dettato da una valutazione complessiva delle condizioni attuali, profondamente mutate. Il quadro normativo nazionale, che ha subito significative evoluzioni, si intreccia con una percezione di utilizzo ormai fuori controllo, dove il mancato rispetto delle regole da parte di molti utenti è diventato la norma, piuttosto che l’eccezione.
Le motivazioni di Palazzo Vecchio
Alla base della decisione, come spiegato dall’amministrazione, non vi è solo un adeguamento formale alle nuove leggi ma una constatazione di fatto: l’impossibilità di garantire standard di sicurezza accettabili per chi guida e per i pedoni. L’obbligo del casco, introdotto dalla normativa, viene sistematicamente disatteso, creando un vuoto di responsabilità e un pericolo concreto, mentre la proliferazione incontrollata dei veicoli, spesso parcheggiati in modo selvaggio su marciapiedi e aree pubbliche, ha contribuito a deteriorare la vivibilità degli spazi cittadini. Si è venuto a creare, insomma, un divario incolmabile tra le potenzialità del servizio, concepito per una mobilità integrata e sostenibile, e la sua applicazione pratica, caratterizzata da abusi e criticità gestionali che ne hanno minato la stessa ragion d’essere.
La reazione delle aziende gestrici
Dall’altro lato, le compagnie che gestiscono il servizio esprimono un profondo disappunto, colte apparentemente di sorpresa da una determinazione che definiscono come un “caso unico in Italia”, soprattutto in considerazione di una crescita del servizio che, secondo i loro dati, aveva toccato il 58%. Giorgio Cappiello, responsabile delle relazioni istituzionali per Bird in Italia, ha rimarcato come un tentativo di dialogo, avanzato con una richiesta di incontro oltre un mese prima, sia rimasto senza risposta, lasciando intendere che la decisione fosse ormai matura e irrevocabile. Questa percezione di un dialogo interrotto, unita alla comunicazione avvenuta attraverso la stampa, alimenta la delusione degli operatori, i quali non escludono, come estrema ratio, di valutare la strada del ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per contestare la legittimità del provvedimento.
Un panorama in evoluzione
La vicenda fiorentina si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge molte metropoli europee, dove il fenomeno della micromobilità condivisa ha conosciuto una rapida ascesa, segnata da entusiasmi iniziali e successive fasi di assestamento o di ripensamento. Firenze, con la sua scelta netta, si distingue per aver posto dei paletti definitivi, indicando che la convivenza tra questi mezzi e il resto della circolazione, in assenza di un rispetto generalizzato delle norme e di un controllo efficace, non è più considerata praticabile. La delibera, che non ammette ulteriori proroghe, chiude dunque un capitolo significativo per la città, spostando il focus sul futuro assetto della mobilità urbana e sulle alternative che potranno prendere il posto di un servizio il cui ciclo, in queste forme, viene considerato concluso.
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