Una lezione al Parlamento immobile: la Toscana approva la prima legge sul fine vita
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Redazione Interno
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Firenze — Dopo mesi di lavoro e due giorni di dibattito intenso, la Toscana ha fatto storia. Con 27 voti a favore, provenienti da Pd, Italia Viva, Cinquestelle e Gruppo misto, e 13 contrari, il Consiglio regionale ha approvato la prima legge italiana sul fine vita. Un traguardo che arriva dopo anni di attesa e di pressioni, soprattutto da parte della Corte Costituzionale, che già nel 2019, con la sentenza 242, aveva delineato i contorni di un diritto ancora oggi non regolamentato a livello nazionale. La Toscana, dunque, si è mossa per prima, colmando un vuoto legislativo che il Parlamento, nonostante le sollecitazioni, non ha ancora affrontato.
La legge toscana, che recepisce i principi stabiliti dalla Consulta, riconosce il diritto di scegliere come e quando porre fine alla propria vita in condizioni di sofferenza intollerabile, capacità di autodeterminazione e presenza di una malattia irreversibile. Un passo avanti significativo, che però non è stato accolto senza polemiche. Le opposizioni, in particolare la destra, hanno parlato di una “grave forzatura”, sostenendo che la norma rischia di aprire la strada a derive eticamente discutibili.
Tra i momenti più emozionanti del dibattito, le lacrime di Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Coscioni, che da anni si batte per i diritti dei malati e delle persone in condizioni di estrema sofferenza. “Che felicità per Fabo”, ha commentato Valeria Imbrogno, compagna di dj Fabo, il cui caso ha scosso l’opinione pubblica italiana. Fabiano Antoniani, diventato tetraplegico e cieco dopo un incidente nel 2014, aveva scelto il suicidio assistito in Svizzera nel 2017, diventando un simbolo della battaglia per il diritto a una morte dignitosa.
La legge toscana non introduce il suicidio assistito, ma stabilisce procedure chiare per garantire che le volontà dei pazienti siano rispettate, anche attraverso la redazione di dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT). Un passo importante, che però non risolve tutte le questioni aperte. Restano, infatti, nodi complessi, come l’accesso alle cure palliative e la formazione del personale sanitario, che dovrà essere in grado di accompagnare i pazienti in un percorso tanto delicato.




