La Sardegna approva la legge sul fine vita, mentre il Parlamento nazionale è in ritardo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel panorama di un vuoto legislativo nazionale, che la Corte costituzionale ha più volte sollecitato il Parlamento a colmare, il consiglio regionale della Sardegna ha approvato una propria normativa per disciplinare il suicidio medicalmente assistito. L’iniziativa, che segue di pochi mesi quella analoga varata dalla Toscana lo scorso febbraio, si basa sul modello “Liberi Subito” promosso dall’Associazione Luca Coscioni, il cui testo è stato distribuito a tutte le amministrazioni regionali. La legge sarda, la seconda in Italia dopo quella toscana, stabilisce tempi e procedure precise – compreso un termine massimo di venti giorni per ottenere una risposta – affinché i pazienti in possesso di determinati requisiti di salute, già delineati dalla Consulta nel caso di Dj Fabo, possano accedere alla prescrizione del farmaco letale da autosomministrarsi.

L’iter non avviene in un vuoto politico, bensì in un contesto nazionale particolarmente delicato: il Senato sta infatti ancora lavorando su una proposta di legge in materia di aiuto al suicidio, mentre la norma della Toscana, già impugnata dal Consiglio dei ministri, sarà sottoposta al vaglio della Corte costituzionale il prossimo 4 novembre. In questo scenario, l’ex presidente della Consulta, Cesare Mirabelli, ha definito la contesa “sostanzialmente politica”, osservando come le iniziative legislative regionali “non giovino” alla necessaria definizione di una cornice unitaria.

Una presa di posizione netta, quella di Mirabelli, che riflette le profonde divisioni etiche e giuridiche sul tema. A questa si è immediatamente aggiunta la forte reazione della Conferenza episcopale sarda, la quale ha espresso tutta la sua “preoccupazione” definendo “inaccettabile” l’idea di aiutare un malato a morire. I vescovi, ribadendo che “la vita va sempre difesa”, hanno ammonito che il dibattito non dovrebbe ridursi a una mera battaglia politica, richiamando l’attenzione sulle implicazioni etiche e sociali della scelta.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.