La Cina stanzia 7 milioni per l'Afghanistan mentre proseguono le scosse di assestamento
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Redazione Esteri
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Mentre una sequenza sismica, la cui magnitudo è stata stimata attorno al 5.3, continua a scuotere la regione orientale dell'Afghanistan, il bilancio della tragedia originata dal sisma di domenica 31 agosto – che i sismologi classificano come superficiale e di magnitudo 6.0 – si aggrava progressivamente, toccando, secondo gli ultimi dati diffusi da un portavoce del governo talebano, 2.205 morti e 3.640 feriti. Le repliche, alcune delle quali di intensità significativa, hanno causato ulteriori danni e almeno dieci nuovi feriti, alimentando un clima di paura persistente in otto province, tra cui Nangarhar, Laghman e Kounar, le più devastate dall’evento iniziale che ha raso al suolo interi villaggi montani.
In risposta a quella che viene considerata una delle peggiori catastrofi naturali della storia recente del Paese, la Cina ha annunciato lo stanziamento di aiuti umanitari di emergenza per un valore di circa sette milioni di dollari. Questo contributo si inserisce in un più ampio quadro di solidarietà internazionale che ha visto diversi Paesi mobilitarsi per inviare non solo supporto finanziario ma anche squadre di soccorso specializzate, coordinate per operare in un territorio impervio e reso ancor più fragile da anni di instabilità.
Parallelamente all’intervento di Pechino, anche la Russia ha fatto giungere i propri aiuti, che sono stati inviati venerdì scorso con l’obiettivo di sostenere le operazioni di soccorso e garantire i beni di prima necessità a una popolazione stremata, molti dei quali sono rimasti intrappolati sotto le macerie delle abitazioni collassate. Le operazioni di recupero, complicate dalla natura del terreno e dalla fragilità delle infrastrutture, proseguono dunque senza sosta, mentre il numero dei corpi recuperati dai villaggi più remoti continua purtroppo a salire.




