Legge di Bilancio 2027, il cantiere fiscale tra Irpef al 33% e flat tax per i giovani
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Redazione Esteri
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Il cantiere della Legge di Bilancio 2027 si apre all’insegna di una parola d’ordine che il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha ripetuto con insistenza durante lo Speciale Telefisco del Sole 24 Ore: coperture. Ogni misura allo studio, dalle modifiche all’Irpef alla flat tax per i giovani, resta subordinata alla disponibilità effettiva di risorse, un vincolo che il quadro di finanza pubblica rende particolarmente stringente.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dal canto suo indicato nel taglio delle tasse al ceto medio la priorità politica della manovra, pur senza nascondere le difficoltà legate al mancato rientro anticipato dalla procedura europea per deficit eccessivo.
Il nodo delle risorse e il quadro macroeconomico
Il punto di partenza è un quadro economico che, secondo l’Ocse, presenta luci e ombre. L’organizzazione parigina ha rivisto al rialzo le stime di crescita del Pil italiano per il 2026, portandole allo 0,9% contro il 0,5% previsto a giugno, ma per il 2027 la previsione resta ferma allo 0,6%. Si tratta di una resilienza superiore alle attese, sostenuta dalla revisione al rialzo dei dati del primo trimestre e dal buon andamento del secondo, quando il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione è stimata al 3% per il 2026, in calo al 2,6% nel 2027.
Il nodo delle coperture si intreccia con i vincoli di bilancio. L’Istat ha confermato il deficit del 2025 al 3,1% del Pil, facendo sfumare l’uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo. Il governo guarda alla clausola di salvaguardia europea per ottenere maggiore flessibilità sulle spese per sicurezza energetica e difesa, un’operazione da circa 35-36 miliardi di euro complessivi entro il 2028, ma il passaggio decisivo è atteso all’Ecofin del 9 ottobre. Senza margini aggiuntivi, molte delle misure in cantiere rischiano di essere ridimensionate o rinviate.
L’intervento sull’Irpef e il ceto medio
Il cuore politico della manovra resta l’Irpef. L’obiettivo indicato da Leo è estendere fino a 60.000 euro la fascia di reddito assoggettata all’aliquota del 33%, facendo rientrare nel secondo scaglione anche i redditi oggi compresi tra 50.000 e 60.000 euro, che attualmente scontano l’aliquota del 43%. Per un contribuente con reddito imponibile di 52.000 euro, il beneficio sarebbe di circa 200 euro annui, mentre per chi raggiunge o supera i 60.000 euro il vantaggio massimo arriverebbe a 1.000 euro.
Il costo dell’intervento è stimato in circa 3 miliardi di euro.
La misura si inserisce in un percorso di revisione dell’Irpef già avviato nelle precedenti manovre, con la riduzione degli scaglioni e il taglio dell’aliquota del secondo scaglione dal 35% al 33%. Accanto all’estensione della fascia al 33%, resta sul tavolo l’ipotesi di ridurre la prima aliquota dal 23% al 22%, sostenuta dal presidente della commissione Finanze della Camera Marco Osnato, ma anche in questo caso il perimetro dipenderà dalle risorse disponibili.
Flat tax per i giovani e incentivi alle imprese
Il secondo fronte indicato dal viceministro Leo riguarda i giovani. L’ipotesi è applicare una flat tax sui redditi corrisposti ai lavoratori più giovani, accompagnata da un incentivo per le imprese che procedono a nuove assunzioni. Il modello a cui si guarda è quello sperimentato con la tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali prevista dalla precedente manovra, che aveva introdotto un’imposta sostitutiva al 5% sugli incrementi retributivi da rinnovi contrattuali.
Restano da definire aliquota, soglie reddituali e platea dei beneficiari, elementi che saranno chiariti nel corso della costruzione del testo.
Giorgetti ha ricordato le risorse già messe in campo per favorire l’aumento delle retribuzioni, dai 21 miliardi per la riduzione del cuneo fiscale agli 1,3 miliardi destinati a giovani e assunzioni nella scorsa manovra, sottolineando la volontà di proseguire con particolare attenzione alle nuove generazioni e a chi si trova nelle fasi iniziali del percorso lavorativo. L’obiettivo dichiarato è duplice: recuperare potere d’acquisto eroso dall’inflazione e rendere più conveniente lavorare in Italia, contrastando la fuga di professionalità verso l’estero.
Cedolare secca sugli immobili commerciali e altri dossier
Nel cantiere fiscale entra anche la cedolare secca sugli immobili commerciali. Leo ha richiamato la misura introdotta nel 2019, che prevedeva un’aliquota agevolata del 21% sugli affitti di locali commerciali, ipotizzando un ritorno dello strumento «a certe condizioni, entro certi limiti». Il perimetro potrebbe essere circoscritto ai negozi di vicinato e alle piccole attività di prossimità, escludendo le grandi superfici di vendita e la grande distribuzione.
Sul fronte delle partite IVA, resta allo studio l’innalzamento del limite di reddito per il regime forfettario dagli attuali 85.000 euro a 100.000 euro, con imposta sostitutiva al 15%. Giorgetti ha però richiamato la necessità di superare il limite europeo, giudicato ingiustificato, e di aprire un confronto con Bruxelles: il passaggio non può quindi considerarsi acquisito. Tra le altre misure in discussione figurano il taglio strutturale del bollo auto, che riguarderebbe l’86% delle autovetture intestate a soggetti con reddito non superiore a 40.000 euro, e il nono rinvio della sugar tax, confermato dal presidente della commissione Finanze della Camera.
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