Irpef, l’obiettivo è l’aliquota unica al 33% fino a 60mila euro: ecco chi guadagna dalla manovra 2027
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Redazione Interno
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La prossima legge di Bilancio, quella che segnerà il finale di legislatura, si appresta a mettere in campo una nuova limatura dell’Irpef. Dopo aver ridotto le aliquote da quattro a tre e aver accorpato i primi due scaglioni, l’esecutivo punta ora a estendere la cosiddetta “aliquota media” fino a 60.000 euro di reddito, portando la seconda fascia dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro, e allargando il beneficio anche a chi guadagna fino a 60.000 euro.
L’operazione, per ora, è ancora un’intenzione politica dichiarata, che sconta un costo stimato in circa 2,7 miliardi di euro. Ma il cantiere della manovra 2027 è già apertissimo, e con il ritorno a settembre dei lavori parlamentari si entrerà nel vivo delle scelte, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti chiamato a fare quadrare i conti tra le richieste dei ministeri e le pressioni della maggioranza.
Il costo dell’operazione e il quadro economico della manovra
Il numero da coprire, come detto, è di 2,7 miliardi, una cifra che si inserisce in un quadro finanziario ben più ampio. Secondo le prime ricostruzioni, il conto complessivo della prossima manovra potrebbe superare i 30 miliardi di euro, sommando gli interventi su Irpef, sanità, lavoro, pensioni e le diverse misure energetiche in cantiere.
È in questo contesto che si colloca la proposta di estensione del secondo scaglione, che rappresenta una sorta di tassello successivo alla riforma già avviata con l’accorpamento dei primi due scaglioni e la riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro. L’obiettivo dichiarato è quello di alleggerire ulteriormente il carico fiscale sul ceto medio, che si troverebbe a pagare il 33% su una porzione più ampia del proprio reddito anziché il 43% attuale per la fascia che va da 50.000 a 60.000 euro.
La sfida, per il governo, sarà trovare le coperture necessarie senza compromettere gli altri capitoli di spesa, in un momento in cui le risorse appaiono già ampiamente impegnate.
Chi beneficerà del taglio e quali redditi sono interessati
La misura, se confermata, avrebbe un impatto diretto e significativo sui contribuenti con reddito complessivo compreso tra 28.000 e 60.000 euro. Per questi, la nuova aliquota al 33% andrebbe a sostituire l'attuale 35% per la parte di reddito tra 28.000 e 50.000 euro, mentre per la parte eccedente i 50.000 euro fino a 60.000 si passerebbe dal 43% attuale al 33%, con un risparmio che, a seconda del reddito esatto, potrebbe superare le diverse centinaia di euro l'anno. Per i redditi inferiori a 28.000 euro, che già usufruiscono dell'aliquota al 23% o comunque delle agevolazioni previste per il primo scaglione, il cambiamento non produrrebbe effetti diretti, così come per i redditi oltre i 60.000 euro, che resterebbero assoggettati all'aliquota massima del 43% sulla parte eccedente. In sostanza, il beneficio si concentrerebbe su quella che viene definita classe media, ossia i lavoratori dipendenti e autonomi con redditi medio-alti, che rappresentano anche una fetta importante del gettito complessivo.
L’intervento, però, andrebbe a sommarsi alla riduzione del cuneo fiscale già in essere e alle altre misure di sostegno al reddito da lavoro, creando un effetto cumulativo non trascurabile.
Il nodo delle coperture e le pressioni della maggioranza
Sul tavolo del ministro Giorgetti, però, si accumulano richieste per oltre 30 miliardi, e la partita delle coperture si preannuncia complessa. Oltre all’Irpef, i vari dicasteri hanno presentato le loro priorità: dalla sanità al lavoro, passando per le pensioni e l’energia. In particolare, la Lega ha già messo sul piatto proposte previdenziali come l’uscita anticipata a 64 anni e una quota 41 flessibile, misure che mirano a superare la legge Fornero ma che, per i vincoli di bilancio, difficilmente potrebbero ottenere il via libera senza consistenti risorse aggiuntive.
La manovra 2027, insomma, si prospetta come una delle più delicate degli ultimi anni, non solo per l’ammontare complessivo ma per la necessità di coniugare le promesse elettorali con la sostenibilità dei conti pubblici. L'estensione dell'aliquota al 33% fino a 60.000 euro rappresenta una bandiera politica importante per la maggioranza, ma la sua realizzazione concreta dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio tra le diverse esigenze, senza sforare i vincoli imposti dall’Unione Europea e senza aggravare il deficit in modo eccessivo.
Le tempistiche e le tappe dell'iter legislativo
La macchina della manovra, al momento, è ancora in fase di preparazione tecnica, con il governo che sta raccogliendo le proposte e valutando le prime simulazioni di impatto finanziario. Con la ripresa politica di settembre, l'attenzione si sposterà sulla definizione dei numeri definitivi e sulla stesura del testo della legge di Bilancio, che dovrà essere presentato entro il mese di ottobre per consentire l'approvazione entro la fine dell'anno. L'ipotesi di estendere l'aliquota al 33% fino a 60.000 euro rappresenta una delle misure più discusse, ma non l'unica, e il suo destino sarà deciso nelle prossime settimane, quando il ministro Giorgetti dovrà fare chiarezza sulle coperture e sul peso specifico di ciascun intervento. La partita, quindi, è ancora aperta, ma la direzione tracciata dall'esecutivo è quella di un ulteriore sgravio fiscale per i redditi medi, con l'obiettivo dichiarato di sostenere il potere d'acquisto delle famiglie e stimolare la crescita economica, anche se il percorso per arrivare a questo risultato è ancora costellato di incognite e scelte difficili.
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