L’assalto bloccato sull’A1, il commando fermato nella legnaia: così i Nocs hanno sventato la strage

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La quiete della zona artigianale di Vignola, nell’entroterra modenese, era solo apparente. Già dallo scorso lunedì i primi componenti del commando avevano iniziato a insediarsi, occupando un locale isolato nei pressi del casello autostradale, trasformandolo in una base logistica dove attendere il momento propizio per trasformare l’autostrada del Sole in un campo di battaglia. A loro si sono aggiunti martedì altri uomini, arrivati alla spicciolata per non dare nell’occhio, fino a ritrovarsi tutti, mercoledì pomeriggio, all’interno di quella che era diventata la loro legnaia: un deposito colmo di armi da guerra e strumenti di devastazione.

È in quel momento, mentre i quattordici uomini – in prevalenza originari di Cerignola e del Foggiano – iniziavano a imbracciare i kalashnikov e a preparare l’esplosivo, che è scattata l’azione dei reparti speciali. Gli agenti delle Squadre Mobili di Modena e Chieti, insieme ai colleghi del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e agli uomini dei Nocs (i nuclei operativi centrali di sicurezza), supportati da un elicottero, hanno fatto irruzione nel covo arrestandoli uno ad uno, in un’operazione che ha restituito l’immagine di un piano criminali di una pericolosità e una spregiudicatezza fuori dal comune.

Un arsenale da guerra e un piano per il caos sull’autostrada

All’interno del capannone, che sorge in una zona strategica a ridosso del casello di Modena Sud, gli investigatori hanno rinvenuto un vero e proprio arsenale. Almeno quattro mitragliatori modello Ak 47, polvere pirica già pronta per essere innescata con congegni elettronici e manuali, secchi colmi di chiodi a tre punte da spargere sull’asfalto, e taniche di benzina: tutto era pronto per trasformare un tratto dell’A1, dove sarebbe dovuto transitare un furgone blindato in partenza da Bologna con destinazione Paderno Dugnano, in una trappola mortale. La banda aveva persino a disposizione un jammer, un apparecchio in grado di inibire le comunicazioni telefoniche, uno strumento che testimonia l’elevato grado di professionalità criminale del gruppo, studiato per ritardare qualsiasi intervento di soccorso o delle forze dell’ordine una volta scattato il blitz.

Il modus operandi lascia intendere una strategia già collaudata. A fare da apripista alle indagini era stato un precedente assalto avvenuto lo scorso 6 gennaio sull’A14, nel tratto tra Ortona e Francavilla al Mare. In quell’occasione, la stessa banda aveva seminato il terrore sparando raffiche di kalashnikov nel traffico mattutino e piazzando un ordigno sul portellone di un blindato. Per questo colpo, pianificato con una logistica quasi militare, i malviventi avevano predisposto anche un autoarticolato – di proprietà di uno degli arrestati – che sarebbe stato utilizzato per bloccare la carreggiata, oltre a quattro autovetture di grossa cilindrata (tre Maserati e un’Audi) pronte per la fuga.

L’elogio del ministro e la reazione sul territorio

Il tempismo dell’intervento ha permesso di neutralizzare la minaccia prima che potesse concretizzarsi. Nel corso dell’operazione è rimasto ferito un poliziotto, riportando lesioni fortunatamente non gravi in seguito agli spari esplosi durante il conflitto a fuoco che ha segnato il momento dell’irruzione. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha espresso personalmente la propria vicinanza all’agente ferito e la gratitudine verso gli uomini in divisa, sottolineando il valore dell’operazione che ha permesso di mettere fine ai piani di una delle bande armate più pericolose attive sul territorio nazionale.

Sul fronte locale, la sindaca di Vignola, Emilia Muratori, ha commentato l’esito del blitz con parole di apprezzamento per la macchina investigativa messa in campo. La prima cittadina ha evidenziato come la sinergia tra le Procure di Chieti e Modena – che coordinavano l’inchiesta partita dall’Abruzzo – e le forze di polizia sul campo abbia consentito di sgominare un gruppo che per alcuni giorni aveva imposto un clima di tensione nell’area artigianale, senza che i residenti potessero immaginare la portata devastante del progetto criminale in corso di preparazione.

Indagini coordinate tra Abruzzo ed Emilia

L’operazione di mercoledì rappresenta l’epilogo di un’inchiesta complessa, nata dagli sviluppi investigativi seguiti alla rapina di gennaio sull’A14. La collaborazione tra il Servizio centrale operativo, le Squadre Mobili di Chieti, Modena, Rimini e Bologna ha permesso di ricostruire i movimenti del gruppo e di accertare la loro presenza nel modenese. La magistratura teatina, che aveva emesso il decreto di perquisizione per il capannone di Vignola, ha stretto un coordinamento con i colleghi emiliani per eseguire l’arresto dei 14 componenti, tutti ritenuti gravemente indiziati di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla rapina aggravata.

Nel covo non sono state trovate solo le armi e gli strumenti per l’assalto, ma anche numerosi indumenti per il travisamento e le vetture rubate che sarebbero servite per far perdere le tracce. La presenza di un commando così pesantemente armato, capace di spostarsi da una regione all’altra stabilendo basi operative fisse, conferma la pericolosità del fenomeno degli assalti ai portavalori, una piaga che le forze dell’ordine continuano a contrastare con un lavoro certosino di intelligence e interventi ad alto rischio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.