Centenario di Elisabetta, l’assenza che pesa: Eugenia di York sceglie il silenzio

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’onda lunga delle celebrazioni per il centenario della nascita di Elisabetta II, che hanno raggiunto il loro apice con il ricevimento a Buckingham Palace e la messa in onda del documentario della Bbc “Queen Elizabeth II: Her Story, Our Century”, si infrange però contro una scelta, privata e pubblica al tempo stesso, che suona come un’amara constatazione delle fratture interne alla famiglia reale. Tra i numerosi membri del clan Windsor riunitisi nella Marble Hall per tributare un ultimo, ideale saluto alla matriarca scomparsa, spicca infatti per la sua assenza – non solo fisica, ma anche, e soprattutto, vocale – la figura della principessa Eugenia di York. La giovane aristocratica, figlia di quell’Andrea di York ancora oggi invischiato in una ridefinizione del proprio ruolo pubblico dopo lo scandalo Epstein, ha scelto una linea di condotta tanto radicale quanto rivelatrice: nessuna presenza all’evento ufficiale e, circostanza che appare ancora più significativa agli occhi degli osservatori, nessuna dedica sui propri canali social.

Il peso di un’eredità complicata

A trentasei anni, la principessa – che in passato, come nel primo anniversario della morte della nonna, non aveva esitato a condividere fotografie inedite e parole cariche di affetto – ha improvvisamente interrotto questa consuetudine affettiva. Il suo profilo Instagram, fermo ormai a mesi addietro, non si è rianimato nemmeno di fronte a una ricorrenza di tale portata storica. Se è vero, come riferito da fonti vicine a palazzo, che la scelta di non partecipare al ricevimento fosse preventivabile – le figlie del duca di York sono state escluse dal novero degli ospiti insieme ad altri membri non operativi come Harry, Zara Tindall e Lady Louise Windsor, in quella che sembra essere una precisa strategia di “downsizing” della monarchia voluta da Carlo III –, il silenzio stampa rappresenta un unicum doloroso nel suo genere. Non si tratta solo di una crepa nell’armatura dell’unità famigliare, ma di un segnale di come lo scandalo dei genitori (e la conseguente messa ai margini del padre) abbia costretto le due sorelle, Beatrice ed Eugenia, a una vita da reclusione mediatica per non offuscare, con la loro sola presenza, la sacralità dell’omaggio alla sovrana. Secondo alcune ricostruzioni, funzionari di corte avrebbero valutato la loro partecipazione come “troppo rischiosa” in termini di immagine, temendo che l’attenzione si spostasse dalle celebrazioni alle vicende giudiziarie che hanno segnato il padre.

Camilla e la forza della solitudine

Se il ramo “York” ha scelto la via del silenzio o dell’esclusione, la regina consorte, Camilla, ha invece utilizzato la ricorrenza per lasciare un commento personale che possiede il sapore di una piccola, grande rivendicazione storica. Intervenendo nel dibattito suscitato dal documentario della Bbc, la sovrana ha voluto soffermarsi su un aspetto specifico del carattere della suocera, quel “ritagliarsi un ruolo tutto suo” che più di ogni altra cosa definì l’essenza del regno elisabettiano. Camilla ha ricordato come Elisabetta, alla sua ascesa al trono, si trovasse a navigare in un mare completamente maschile: i capi di Stato, i primi ministri e i leader politici con cui si confrontava quotidianamente (e che spesso tentavano di sottovalutarla) erano tutti uomini, spesso di gran lunga più anziani ed esperti di lei. In un contesto globale dominato da una leadership quasi esclusivamente virile, l’allora giovane monarca dovette inventarsi una nuova grammatica del potere, senza modelli femminili a cui ispirarsi né una rete di solidarietà di genere su cui contare. Una riflessione, quella di Camilla, che restituisce l’immagine di una donna sola al comando, costretta a imporre la propria autorità non con la forza della retorica, ma con la resistenza passiva del dovere.

Kate Middleton e il linguaggio delle perle

Diversa, ma altrettanto densa di significati, è stata la strategia comunicativa adottata dalla principessa del Galles, Kate Middleton. Nella solennità della Marble Hall, la moglie di William ha costruito un tributo che non aveva bisogno di parole, affidandosi interamente ai codici raffinati dell’abbigliamento e dei gioielli. Kate ha sfoggiato un elegante abito color lavanda firmato Emilia Wickstead, una silhouette essenziale che rievocava la precisione estetica e la “sobrietà controllata” che furono tipiche del guardaroba di Elisabetta. Ma il vero messaggio, quello più intimo e riconoscibile, era appeso al suo collo: una collana di perle a più fili (affiancata da orecchini storici) che non solo rappresenta un omaggio al gusto della sovrana scomparsa, ma che funge da filo diretto, quasi tattile, con la memoria della regina. Le perle, nella tradizione di Windsor, non sono un semplice vezzo estetico, ma un tratto identitario: un codice visivo che lega indissolubilmente il presente di Kate al passato di Elisabetta, in un gesto che è insieme di rispetto filiale e di legittimazione dinastica.

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