Crisanti e la Tesla: "Non la venderò mai, ecco perché"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Andrea Crisanti, virologo di fama internazionale, professore di microbiologia e senatore del Partito Democratico, non ha dubbi: la sua Tesla non verrà mai venduta. In un’intervista a Rai Radio1, durante la trasmissione Un Giorno da Pecora, Crisanti ha risposto senza mezzi termini alle polemiche scatenate dalla scoperta che alcuni esponenti politici italiani, in particolare dell’opposizione, possiedono auto elettriche prodotte dal brand di Elon Musk. “Non venderei mai la mia Tesla”, ha dichiarato, sottolineando che il valore dell’auto non risiede nel suo fondatore, ma nel lavoro di “tanti ingegneri e tecnici efficienti” che hanno contribuito a realizzarla. Una posizione netta, che contrasta con le scelte di altri politici, sia in Italia che all’estero, che hanno invece deciso di disfarsi delle proprie Tesla in segno di protesta contro Musk.

Tra questi, spicca il caso di Elisabetta Piccolotti, deputata di Sinistra Italiana e moglie di Nicola Fratoianni, segretario di Alleanza Verdi e Sinistra. La coppia, nota per le critiche veementi rivolte a Musk e alle sue posizioni politiche, si è trovata al centro di un acceso dibattito dopo che Il Foglio ha rivelato che possiedono una Tesla. Piccolotti, difendendosi dalle accuse di incoerenza, ha spiegato di aver scelto l’auto “perché elettrica”, sottolineando l’importanza di privilegiare veicoli a basso impatto ambientale. Tuttavia, la polemica non si è placata, tanto che la deputata ha annunciato l’intenzione di restituire l’auto, definendosi “allibita” per il clamore mediatico generato dalla vicenda.

Anche oltreoceano, la questione ha trovato eco. Mark Kelly, senatore democratico dell’Arizona ed ex astronauta, ha deciso di vendere la sua Tesla, affermando che guidarla gli ricordava “tutti i danni che Elon Musk e Donald Trump stanno facendo al Paese”. Una presa di posizione che riflette il malcontento di una parte della sinistra americana verso Musk, accusato di alimentare polarizzazione e disinformazione attraverso piattaforme come X (ex Twitter), di cui è proprietario.

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