Xbox al bivio: i vertici discutono il ritorno alle esclusive
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Quando un’azienda decide di portare i propri giochi di punta, come Forza Horizon 5 o Indiana Jones, sulla console del diretto concorrente, di solito lo fa con la certezza che il profitto giustifichi l’erosione dell’identità del marchio. Tuttavia, secondo quanto emerso nelle ultime ore, Microsoft sembra avere improvvisamente invertito la rotta, o quantomeno stare valutando un serio dietrofront. A scatenare il nuovo clamore nel settore è stato il giornalista di Windows Central, Jez Corden, il quale, intervenuto nel podcast The Xbox Two, ha rivelato l’esistenza di “discussioni molto, molto, molto grandi sulla questione dell’esclusività in corso in questo momento”. Si tratta di un’ammissione pesante, che getta luce su un confronto interno acceso quanto mai tempestivo, considerando che il timone della divisione gaming è ormai saldamente nelle mani della nuova CEO, Asha Sharma.
Il dilemma strategico tra ecosistema e publisher
Il nodo della questione, per chi si trova nelle stanze del potere a Redmond, non è meramente tecnico ma squisitamente filosofico e identitario. Per anni, sotto la precedente gestione, Xbox ha spinto con forza l’agenda del “play anywhere”, trasformando di fatto la console in uno dei tanti dispositivi per fruire del catalogo Game Pass. Ora, però, la dirigenza sembra porsi una domanda precisa: volete essere un’azienda focalizzata sull’ecosistema oppure un publisher puro? Corden ha spiegato che, da un punto di vista industriale, le due cose sono difficilmente conciliabili se si vuole mantenere rilevante l’hardware. Se la strategia rimanesse sbilanciata verso la distribuzione multipiattaforma, il rischio concreto – lo ha sottolineato lo stesso insider – è che il comparto hardware di Xbox subisca lo stesso destino di Surface: una realtà ridimensionata, un’ombra di ciò che era. E questo, evidentemente, non è uno scenario che i vertici attuali, a cominciare da Satya Nadella, sono disposti ad accettare senza battere ciglio.
I segnali della nuova gestione Sharma
Asha Sharma, insediatasi ufficialmente solo da qualche mese, ha già lasciato il segno con una serie di interventi che tracciano una linea di demarcazione netta rispetto al passato. Non solo ha messo da parte la criticatissima campagna “This is an Xbox”, ritenuta fuorviante, ma ha anche avviato una profonda riflessione sui conti in tasca agli utenti. In un memo interno recentemente trapelato e riportato da The Verge, la stessa Sharma ha dovuto ammettere che il Game Pass è diventato “troppo costoso” per i giocatori, specialmente dopo i rincari legati all’inclusione di Call of Duty nell’abbonamento. Tuttavia, l’elemento più rilevante per il futuro del brand è un altro: stando alle ricostruzioni, Sharma avrebbe dato il via a un dibattito interno per rivalutare il peso delle esclusive first-party. L’obiettivo sarebbe quello di distanziarsi dalla strategia multipiattaforma adottata nel 2024, cercando di ricostruire quel senso di unicità che spinge il giocatore a scegliere la console verde invece di una PlayStation.
Le implicazioni per l’ecosistema e Project Helix
Questo possibile ritorno al passato non avviene in un vuoto legislativo o temporale, ma si inserisce perfettamente nel piano industriale per i prossimi anni. Microsoft ha infatti già annunciato ufficialmente il successore dell’attuale generazione, nome in codice Project Helix, con una finestra di lancio prevista per il tardo 2027. L’uscita di una nuova macchina è storicamente il momento in cui le software house spingono sull’acceleratore delle esclusive per convincere il pubblico all’upgrade. Se davvero Sharma e il suo team stanno riconsiderando l’intera architettura del business, è probabile che la svolta venga ufficializzata proprio in concomitanza con il lancio della nuova generazione. L’obiettivo dichiarato, come si legge in un altro memo dedicato agli investimenti infrastrutturali, è quello di ricostruire e unificare l’intera piattaforma, la quale al momento risulta essere una “accozzaglia disomogenea di esperienze”. La sfida, insomma, è enorme: si tratta di riportare il giocatore al centro del progetto, magari togliendogli qualcosa (i giochi sulle altre console) per dargli un motivo concreto per restare.




