Martedì 10 marzo, il conto alla rovescia per gli esami e la fuga collettiva dalle aule: tra gite al mare, invasione a Pisa e pellegrinaggi laici, la tradizione dei cento giorni spacca in due i maturandi.

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il countdown per la Maturità 2026 è ufficialmente iniziato, e come da copione, gli studenti del quinto anno hanno risposto presente. Il fatidico traguardo dei cento giorni che separano i banchi di scuola dalla prima prova scritta, fissata per giovedì 18 giugno, ha innescato l’ormai consueto esodo. Ieri, martedì 10 marzo, in molte città italiane le aule delle superiori sono rimaste semideserte: a farne le spese, tanto per citare un caso emblematico, sono stati istituti come il Liceo Scientifico Redi o l’Itis Galilei di Arezzo, dove centinaia di ragazzi hanno preferito la spiaggia ai corridoi scolastici. La riviera romagnola, con Riccione in testa, si è riconfermata la meta privilegiata per chi cerca un weekend lungo all’insegna della spensieratezza, un ultimo momento di leggerezza collettiva prima del rush finale sui libri.

Non si tratta soltanto di una gita fuori porta. Il rito, per molti, si arricchisce di gesti scaramantici che si tramandano di generazione in generazione. Sulla sabbia, complice una giornata di sole che ha favorito le sortite balneari, non sono mancate le scritte con il voto sperato: una tradizione vuole che, per non essere troppo ottimisti, bisogni aggiungere dieci punti a quello che ci si aspetta, per timore che il mare, cancellandolo, porti via con le onde proprio quei punti in più. Così, accanto al classico “60”, spuntano “100” o ambiziosi “108”, mentre si brinda con i compagni di classe, quelli con cui si condividerà l’ansia delle commissioni d’esame.

Parallelamente alla fuga verso la costa, altre città sono diventate epicentri di una goliardia più coreografata e visibile. Piazza dei Miracoli a Pisa è stata presa d’assalto da migliaia di ragazzi giunti non solo dalla Toscana ma anche dalla Liguria, dando vita a una delle messinscene più fotografate della ricorrenza. Qui i rituali si moltiplicano: i cento giri intorno al Battistero, i “batti cinque” e la raccolta di firme sulle magliette bianche sono il modo per esorcizzare la paura dell’esame. Tra i turisti, qualcuno è rimasto spiazzato, immortalando la scena con il cellulare; qualche passante, invece, ha storcito il naso davanti a certi messaggi un po’ troppo spinti stampati sulle t-shirt, come quel “Per un 60 mi metterei a 90” che ha fatto discutere, in un mix di ironia giovanile e provocazione.

Le radici militari di un'usanza secolare

Quella che oggi sembra una moda social o una scusa per marinare la scuola, affonda le sue radici in una storia ben più antica e lontana dall’universo studentesco. La tradizione dei cento giorni non è nata nei licei, ma tra le mura dell’Accademia Militare di Torino intorno al 1840. Fu in quell’ambiente che un allievo, Emanuele Balbo Bertone di Sambuy, commentò un decreto regio che fissava a tre anni la durata dei corsi con un’espressione in piemontese: “Mach pì tre ani”, ovvero “solo più tre anni”. L’idea del conto alla rovescia prese piede tra i cadetti, trasformandosi poi, simbolicamente, da anni in giorni fino a cristallizzarsi nel famoso “Mach pì cent”. Dall’ambito militare, l’usanza si è poi diffusa negli istituti civili, attecchendo nel costume degli studenti e arrivando fino a noi come un passaggio obbligato, quasi iniziatico, verso la vita adulta.

Numeri e tendenze di una generazione divisa

Eppure, non tutti i maturandi abbracciano questo rito con lo stesso entusiasmo. Un sondaggio realizzato da Skuola.net alla vigilia dell’appuntamento fotografa una spaccatura netta all’interno delle classi: poco più di uno studente su due, il 52 per cento per la precisione, ha dichiarato di voler festeggiare l’evento, una cifra in lieve aumento rispetto all’anno precedente. La motivazione principale, per la stragrande maggioranza dei partecipanti, è il rispetto della tradizione, quel bisogno di sentirsi parte di un percorso collettivo che merita di essere valorizzato. Ma c’è anche un 15 per cento che cerca in questa giornata un pretesto per sdrammatizzare, per allontanare il peso di un contesto storico e geopolitico percepito come opprimente.

Sul fronte opposto, però, resiste una quota significativa di astenuti. Se un terzo dei maturandi rinuncia ai festeggiamenti, lo fa spesso senza un motivo specifico, ma i dati mostrano anche un aumento di chi vive questo momento con disagio. Il 19 per cento di chi dice no ai cento giorni motiva la scelta con l’inadeguatezza del momento storico, quasi che la situazione internazionale renda fuori luogo qualsiasi forma di spensieratezza. E cresce, fino a toccare il 15 per cento, anche la fetta di chi prova un vero e proprio disagio sociale, una difficoltà a stare con gli altri che porta a isolarsi proprio nell’ultimo miglio del percorso scolastico.

Pellegrinaggi laici e colpi di genio commerciale

Tra gite al mare e rinunce, non mancano le iniziative pensate appositamente per incanalare l’entusiasmo dei ragazzi. Mentre a Livorno prosegue la tradizione del pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Montenero, dove ci si raccoglie in preghiera per un esito felice, e in Abruzzo si benedicono le penne al Santuario di San Gabriele, la macchina degli eventi si è messa in moto su scala nazionale. Una delle serate clou è in programma al Cocoricò di Riccione, dove si attendono diecimila studenti da regioni come Marche, Toscana ed Emilia-Romagna. Quest’anno, però, la festa avrà anche un risvolto commemorativo: gli organizzatori hanno voluto dedicare l’evento alle vittime della strage di Capodanno a Crans-Montana, prevedendo spazi dedicati al ricordo e momenti di confronto sulla sicurezza, affinché quanto accaduto non venga dimenticato.

E il cinema, ovviamente, non poteva farsi sfuggire l’occasione. In contemporanea con l’inizio del countdown, il film “Notte prima degli esami 3.0” è stato presentato in anteprima a Roma al Cinema Adriano, in un evento trasmesso in diretta streaming in cento sale italiane. Un modo per legare indissolubilmente l’immaginario collettivo della Maturità alle immagini di Venditti e dei suoi eredi, in un cortocircuito tra finzione e realtà che sembra funzionare sempre. D’altronde, che si scelga la spiaggia, la piazza o la poltrona di un cinema, l’importante per questi ragazzi è marcare il territorio, lasciare un segno prima che il sipario si alzi sulla prova più attesa.

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