Bufera sul taser, a Pavia l’assessore Faldini difende la scelta: «Giusto non dotare i vigili»
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Redazione Interno
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Le polemiche, riaccese dalla tragica morte di due uomini dopo l’uso del taser da parte dei carabinieri a Olbia e Genova, investono nuovamente le amministrazioni locali, costrette a prendere posizione sull’impiego di uno strumento definito «imprescindibile» dal ministro dell’Interno. A Pavia, l’assessore alla Polizia locale Rodolfo Faldini ha ribadito la bontà della scelta compiuta un anno fa, quando la giunta decise di non dotare gli agenti del dispositivo elettrico, una linea che – a suo dire – non verrà messa in discussione. «Giusta la nostra scelta di non darlo ai vigili», ha dichiarato Faldini, argomentando che la priorità assoluta debba sempre essere la tutela della vita umana, un principio che ritiene incompatibile con i rischi, seppur potenziali, connessi a tali strumenti.
A Vigevano, invece, il comandante della Polizia locale Scardillo ha adottato un approccio differente, pur nell’ambito di una medesima prudenza operativa. «Ce l’abbiamo, mai usato: è deterrente», ha spiegato, delineando una filosofia d’impiego che privilegia il valore dissuasivo del taser rispetto al suo effettivo utilizzo, il quale rimane confinato a circostanze estreme e, finora, mai verificatesi.
Sullo sfondo del dibattito amministrativo, restano i fatti di cronaca che ne hanno rinnovato l’urgenza. A Sant'Olcese, l’autopsia sul corpo di Elton Bani, il 41enne deceduto domenica dopo l’intervento dei carabinieri, ha accertato che l’uomo è stato colpito da tre scariche: una lo ha preso di striscio, mentre le altre due, sulla parte alta della schiena, ne avrebbero provocato l’arresto cardiaco. Episodi che hanno riportato alla luce il conflitto tra l’esigenza di dotare le forze dell’ordine di mezzi efficaci per neutralizzare minacce immediate – come nel caso di persone aggressive e percepite come pericolose – e il dovere di garantire l’incolumità fisica di tutti, senza eccezioni.




