Venezia, otto minuti di applausi per Kim Novak e il suo leone d'oro alla carriera
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un’ovazione di otto minuti, che ha riempito la Sala Grande in un abbraccio senza tempo, ha sancito il ritorno di Kim Novak, novantaduenne icona di un cinema che non esiste più, alla Mostra del Cinema di Venezia. L’attrice, che ha fatto della sua enigmatica presenza un’arma di seduzione e della sua riservatezza una leggenda, ha accettato il Leone d’oro alla carriera con una compostezza che ha commosso la platea, dimostrando una lucidità intatta nonostante gli anni di lontananza dai riflettori.
A introdurre la serata, preceduto dal direttore artistico Alberto Barbera, è stato il regista messicano Guillermo del Toro, il quale – nel tenere la sua laudatio – ha dipinto Novak non come una semplice star del passato ma come una forza della natura, un’artista il cui impatto ha travalicato generi e generazioni. La consegna del premio è poi avvenuta per mano del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che ha simbolicamente suggellato il riconoscimento di un’istituzione verso una delle sue interpreti più indimenticabili.
Ciò che ha reso l’evento memorabile, tuttavia, non è stata soltanto la celebrazione di una carriera immortale, costellata di pellicole come "Vertigo" di Alfred Hitchcock, ma il discorso che è seguito. Con una voce ferma e un’emozione contenuta, Novak ha pronunciato poche, essenziali parole: «Io sono voi e voi siete me. Io vi amo e voi mi amate». Una dichiarazione che, nella sua semplicità, ha racchiuso una filosofia di connessione umana e artistica, ribadendo il potere del cinema come specchio delle coscienze.




