Russia avverte Trump sui Tomahawk, Ucraina colpisce deposito in Crimea
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Redazione Esteri
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Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha rincarato la dose sulle dichiarazioni di Dmitri Medvedev, confermando che la possibile consegna di missili Tomahawk all'Ucraina da parte dell'amministrazione Trump rappresenterebbe un pericoloso passo oltre la linea. "La gestione di sistemi d'arma così complessi", ha affermato Peskov, "richiederebbe, in un modo o nell'altro, la partecipazione diretta di specialisti americani sul campo". Un coinvolgimento, questo, che Mosca considera una forma di partecipazione diretta al conflitto, la quale, come ha sottolineato Medvedev, "potrebbe finire male per tutti", incluso il presidente americano Donald Trump. L'avvertimento, perentorio, arriva in un momento di massima tensione, mentre Trump stesso valuta l'ipotesi di fornire a Kiev i potenti missili a lungo raggio, pur senza escludere un dialogo con Putin.
L'offensiva ucraina e la rappresaglia di Mosca
Nel frattempo, le operazioni militari continuano senza sosta. Droni ucraini hanno colpito nella notte il più grande deposito di petrolio a Feodosia, in Crimea, provocando un vasto incendio e l'esplosione di cinque carri armati, secondo quanto riferito da una fonte dei servizi di sicurezza. Video diffusi online mostrano colonne di fumo nero che si innalzano nel cielo, con un bagliore visibile da diverse zone della città. Questa azione, che mira a logorare le infrastrutture logistiche russe, si inserisce in un contesto dove la regione di Zaporizhzhia, come riportato, ha subito centinaia di attacchi, a dimostrazione di un conflitto che non conosce tregua.
Le ripercussioni sul settore della difesa europeo
La prospettiva di un invio di Tomahawk, che permetterebbe all'Ucraina di colpire obiettivi a grande distanza all'interno del territorio russo, riaccende i riflettori sull'industria europea della difesa. Se gli Stati Uniti dovessero procedere con questa fornitura, si assisterebbe a un ulteriore slittamento della competizione tecnologica, spingendo i Paesi europei a riconsiderare i propri programmi di sviluppo e di acquisizione di sistemi d'arma di analoga capacità. Una corsa agli armamenti che, se da un lato mobilita investimenti, dall'altro introduce nuovi e imprevedibili fattori di instabilità nello scenario continentale, già allertato dalla minaccia dei missili russi che, secondo i vertici Nato, possono ormai raggiungere le capitali europee.
Lo scenario diplomatico e giudiziario
Sul piano diplomatico, le acque appaiono ancora più agitate dopo le dichiarazioni allarmanti di altri leader, che hanno lanciato moniti sull'integrità territoriale ucraina. Parallelamente, procede il lavoro delle istituzioni internazionali per fare luce sulle responsabilità dei crimini di guerra, con l'Unione Europea che ha stanziato fondi per sostenere il Tribunale competente. Un processo, quello giudiziario, che si svolge sullo sfondo di una guerra di logoramento, fatta di attacchi quotidiani e di una contesa, quella per il Donbas e la Crimea, che sembra lungi dall'essere risolta.




