Rossano in piazza per Gaza, mentre continua l’incertezza per l’attivista Fullone arrestato da Israele
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Redazione Interno
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Un gruppo determinato di cittadini, attivisti e studenti si è ritrovato ieri sera in piazza Bernardino Le Fosse a Rossano, un presidio che gli organizzatori del Coordinamento Corigliano-Rossano per la Palestina hanno definito “degli equipaggi di terra”, per tenere vivo il sostegno alla popolazione palestinese e rientrante in uno stato di mobilitazione permanente che interessa diverse città italiane. Cartelli, bandiere e qualche megafono hanno caratterizzato la serata, la quale, al di là della sua dimensione locale, si collega idealmente a una vicenda internazionale che vede direttamente coinvolto un calabrese. La protesta, per sua natura circoscritta, acquista infatti un significato più ampio se proiettata sullo sfondo della detenzione, da parte delle autorità israeliane, dell’attivista Vincenzo Fullone, il quale si era imbarcato sulla nave "Conscience" della Freedom Flotilla diretta verso la Striscia di Gaza con un carico di aiuti umanitari.
La mobilitazione politica e la situazione dei detenuti
Proprio in merito alla sorte di Fullone, la deputata Anna Laura Orrico ha sollecitato un intervento delle massime cariche dello Stato, scrivendo sui social che l’attivista è stato prelevato in acque internazionali nonostante la natura pacifica della missione. Le sue parole, che chiedono un’azione diplomatica, risuonano in un clima di generale apprensione, aggravato dalla scarsità di informazioni ufficiali. Da oltre trentadue ore, come riportato dai familiari, non giungevano notizie precise sui connazionali a bordo della Conscience e delle altre vele della flottiglia, con i funzionari dell’ambasciata italiana che inizialmente non erano riusciti a incontrarli una volta condotti in porto.
Il precedente e le ombre sui trattamenti
Alcuni di loro, secondo quanto affermato dai legali, avrebbero subito dei maltrattamenti all’arrivo, sebbene non siano stati forniti ulteriori dettagli espliciti sulla dinamica. La destinazione finale per molti membri dell’equipaggio sembra essere il supercarcere di Ketziot, una struttura di alta sicurezza situata nel deserto del Negev, dove erano stati trasferiti anche i partecipanti alla precedente missione della Global Sumud. È proprio in questo contesto che si inserisce la figura di Abderrahmane Amajou, recentemente accolto a Cuneo dal Coordinamento locale per Gaza dopo la sua detenzione in Israele, divenuto un simbolo di coraggio e un caso che fa da preludio alle attuali difficoltà.
L’attesa delle famiglie e il quadro d’insieme
L’ansia dei parenti permane alta, nonostante le visite consolari al carcere di Ketziot dovessero iniziare qualche ora fa. “Ancora non abbiamo ricevuto alcun tipo di aggiornamento”, ha dichiarato Azzurra Corradini, sorella di uno dei medici imbarcati sulla Conscience, sottolineando il profondo stato di incertezza che avvolge l’intera faccenda. Questa mancanza di comunicazioni certe, unita al ricordo di esperienze passate come quella di Amajou, delinea un quadro complesso per gli attivisti detenuti, mentre le piazze in Italia continuano a fare la loro parte, mantenendo viva l’attenzione su una crisi umanitaria che va ben oltre i confini del Mediterraneo.




