Santa Lucia di Piave, inaugurata la millenaria Fiera internazionale dell'agricoltura
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Redazione Interno
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Un sole terso di novembre, che ha scaldato le bandiere multicolori, ha fatto da sfondo al lungo corteo storico di fanti e cavalieri, i cui passi hanno riecheggiato sul selciato in una mattinata densa di attesa. L'evento, la cui genesi affonda le radici in un passato lontano quanto medievale, ha dato il via ufficiale alla millesima trecentosessantacinquesima edizione della Fiera Internazionale dell'Agricoltura di Santa Lucia di Piave, la cui storia è indissolubilmente intrecciata con quella della viabilità commerciale lungo il fiume Piave. La vocazione internazionale, come sottolinea la tradizione, è del resto parte costitutiva dell'evento stesso, nato quale punto di scambio per i mercanti padani e quelli provenienti dal nord Europa. Una funzione originaria che, nei secoli, ha saputo evolversi arricchendosi di elementi nuovi e registrando, soprattutto nelle edizioni più recenti, una costante e significativa crescita nei numeri e nella partecipazione, pur mantenendo saldo il suo cuore identitario.
Un palcoscenico per le sfide del presente
La cerimonia di apertura, che ha visto una notevole presenza di autorità locali e regionali, ha confermato il ruolo centrale della manifestazione non soltanto come vetrina espositiva ma anche, e forse soprattutto, come luogo di confronto e di formazione per un settore chiamato a misurarsi con difficoltà sempre più complesse. È proprio questo aspetto a essere emerso con forza, trasformando la fiera in un vero e proprio laboratorio di idee, dove condividere metodi innovativi e progetti di ricerca mirati ad affrontare le emergenze contemporanee, a partire dalla crisi climatica che incide profondamente sui cicli produttivi. L'amministratore unico Alberto Nadal, nel suo intervento, ha voluto rimarcare il grande lavoro preparatorio e l'imprescindibile contributo dei volontari, elemento che costituisce la linfa vitale di un appuntamento di queste dimensioni e di tale spessore storico.
Le novità politiche e il mantenimento della tradizione
Sul palco dell'inaugurazione hanno trovato spazio, tra gli altri, la neo-assessora regionale al Sociale Paola Roma – per la quale si è trattato di una sorta di debutto ufficiale in un contesto di così ampio respiro – l'onorevole Marina Marchetto Aliprandi e il sindaco di Santa Lucia di Piave, Fiorenzo Fantinel. Un'edizione, questa, che ha registrato anche un cambiamento rispetto a una consuetudine consolidata: per la prima volta dopo quindici anni, infatti, al tradizionale corteo non ha preso parte Luca Zaia, il quale, da presidente del Veneto e ora consigliere regionale, non aveva mai mancato un'inaugurazione durante il suo lungo mandato. La sua assenza, tuttavia, non ha sminuito il significato di un evento che prosegue il suo cammino secolare, mentre si attende il suo arrivo per la giornata di lunedì, confermando comunque il forte legame con le istituzioni.
Tra passato e futuro, un modello di resilienza
La scelta di Bianca Santoro come madrina della kermesse sembra simbolicamente unire diversi mondi, sottolineando come l'agricoltura, settore per sua natura tradizionale, abbia la necessità e la capacità di dialogare con altre sfere della società. L'ampia partecipazione di pubblico, che ha affollato gli stand sin dalle prime ore, dimostra come questa fiera sappia parlare a una platea vasta ed eterogenea, dai tecnici del settore alle famiglie, dagli imprenditori ai semplici curiosi. La manifestazione, dunque, non è soltanto una vetrina commerciale o un museo di memorie, ma si consolida come un fenomeno vivo e dinamico, capace di adattare la sua struttura antica per accogliere le domande del presente, fungendo da volano per un'intera economia territoriale e da riferimento culturale per un'area, come quella veneta, la cui identità è profondamente plasmata dal rapporto con la terra e con il suo frutto più nobile, il lavoro.




