La millenaria fiera di Sant’Orso tra radici e futuro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È la tradizione, quella autentica e mai cristallizzata, il filo conduttore che lega le oltre mille edizioni della Fiera di Sant’Orso, un appuntamento che, a dispetto dell’aggettivo “millenario” spesso associatole, ha saputo innovarsi pur restando fedele a sé stesso. L’edizione numero 1.026, in calendario per venerdì 30 e sabato 31 gennaio 2026 nel centro storico di Aosta, si presenta infatti come un punto di svolta importante, il primo a svolgersi all’interno del nuovo quadro normativo regionale, il quale, a sua volta, ne plasma l’organizzazione interna. La legge regionale n. 6 del 18 marzo 2025, dedicata alla tutela e alla promozione dell’artigianato valdostano e che rinomina anche l’ente di riferimento, introduce infatti una riorganizzazione dei settori espositivi, una rivoluzione nelle categorie merceologiche che mira a dare una lettura più chiara e contemporanea di un patrimonio fatto di gesti antichi.

Una nuova mappa per l'artigianato di tradizione

La novità principale, quella che gli addetti ai lavori avvertono maggiormente, risiede proprio in questa ridefinizione degli spazi e delle classificazioni, un lavoro certosino che, partendo dalla sostanza della produzione artigiana, ne aggiorna la presentazione al pubblico senza snaturarne l’essenza. Non si tratta di una semplice rietichettatura, ma di un adeguamento che riflette l’evoluzione stessa dei mestieri, i quali, pur radicati in tecniche secolari, dialogano inevitabilmente con il presente. Tale riorganizzazione, che interessa i circa 410 espositori attesi, molti dei quali maestri del legno, mira a valorizzare le specificità di ogni manufatto, creando percorsi di visita più coerenti e intelligibili per una folla che, ogni anno, conta decine di migliaia di visitatori.

La macchina organizzativa si mette in moto

L’attesa per l’evento, che trasforma il capoluogo valdostano in un vibrante salotto di arte e artigianato, è già palpabile anche nei paesi della regione, dove gli artigiani ultimano i loro lavori. In borghi come Donnas, per esempio, l’atmosfera è già frenetica in vista di un’altra manifestazione dedicata al legno, in programma a metà gennaio, che funge da prologo e palestra per la kermesse di Aosta. Qui, come altrove, il lavoro dei comitati organizzatori, spesso guidati da figure di grande esperienza come Graziano Comola a Donnas, garantisce il perfetto funzionamento di una macchina complessa, fatta di logistica, allestimenti e rispetto per i dettagli, la quale si rimette in moto meticolosamente ogni inverno.

Un rito collettivo oltre il folklore

Ciò che emerge, al di là delle novità normative o organizzative, è la natura profonda della Fiera di Sant’Orso, la quale si configura come un vero e proprio rito collettivo, una sorta di Capodanno laico per la Valle d’Aosta. Non è un semplice mercato, ma il momento in cui una comunità di montagna si ritrova e si mette in mostra, dove il profumo del legno lavorato si mescola al suono del patois e dove gli oggetti d’uso quotidiano, elevati a sculture, raccontano una storia di resilienza e identità. La fiera, con la sua ininterrotta storia, tiene insieme questi elementi, offrendo una vetrina viva e pulsante di un saper fare che guarda al futuro senza dimenticare le radici, mentre Aosta si prepara a vivere, ancora una volta, quei due giorni di gennaio in cui il tempo sembra scorrere secondo un ritmo antico e rassicurante.

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