Grosso, il pari col Sassuolo che profuma di Firenze

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La conferenza stampa del dopo gara, un rito quasi sempre standardizzato da automatismi e frasi di circostanza, si è trasformata ieri pomeriggio in una sorta di carosello dedicato al futuro. Al termine dello 0-0 tra Fiorentina e Sassuolo, un risultato che l'allenatore neroverde Fabio Grosso ha definito "giusto" analizzando i novanta minuti dell'Artemio Franchi, l'attenzione non si è concentrata tanto sul punticino conquistato in trasferta quanto sulle dichiarazioni rilasciate dal tecnico abruzzese riguardo alle voci di mercato che lo vorrebbero sulla panchina gigliata nella prossima stagione.

La cronaca di un pareggio che accontenta tutti il match, va detto, non ha offerte spunti particolarmente esaltanti per gran parte del suo svolgimento. A un primo tempo dai ritmi volutamente blandi – dove l'unico vero sussulto è stato firmato dall'esterno Solomon, capace comunque di sprecare una ghiotta occasione a tu per tu con il portiere – è seguita una ripresa decisamente più vivace. Proprio nella seconda frazione di gioco, infatti, entrambe le formazioni hanno alzato il baricentro, andando vicine alla rete in più di un’occasione. Il Sassuolo ha sfiorato il vantaggio al sessantesimo con un palo colpito da Pinamonti, un episodio che ha gelato il pubblico di casa; la Fiorentina, dal canto suo, ha risposto con un gran destro dalla distanza di Dodô, conclusione che ha richiesto un vero e proprio intervento felino da parte di Turati, il portiere ospite rivelatosi senza dubbio uno dei migliori in campo.

Le parole che fanno da apripista per Firenze più che la prestazione, a tenere banco nel post-partita è stato il capitolo relativo al futuro del quarantottenne Grosso. Da settimane, come noto, il nome dell’eroe del 2006 è in cima alla lista dei desideri per la successione in casa viola, accostato non solo alla Fiorentina ma anche ad altri club come il Bologna. Interrogato sulla questione, l'allenatore non ha gettato acqua sul fuoco, anzi: “Certe voci fanno piacere – ha ammesso candidamente – e la verità è che sono una persona ambiziosa. La Fiorentina è sicuramente una società che riscuote tantissimi consensi". Frasi che suonano come una dichiarazione d’amore più o meno esplicita, ancor di più se lette alla luce dei rumors che filtrano dagli ambienti dirigenziali.

Carnevali ha già deciso, spunta il nome del successore

Se Grosso ammette di sentire il peso emozionale di un accostamento a una piazza tanto calda, dall’altra parte il direttore generale del Sassuolo, Giovanni Carnevali, sembra essersi già rassegnato all’idea di dover cercare un nuovo tecnico. Secondo quanto riportato da diverse fonti di mercato, la società emiliana si starebbe già muovendo in modo proattivo per non farsi trovare impreparata davanti a una partenza quasi certa del proprio allenatore. Il profilo individuato per il dopo Grosso sarebbe quello di Ignazio Abate, attualmente alla guida della Juve Stabia; un ex terzino – esattamente come Grosso – che potrebbe quindi rilevare l’eredità di un collega destinato a compiere il grande salto in una piazza di primo piano. L’addio del tecnico verrà ufficializzato soltanto a campionato finito, ma le avvisaglie di una separazione ormai prossima sembrano inconfutabili.

L’autocritica su Volpato e i dettagli tecnici della gara

Non solo futuro, però. Nel suo intervento, Grosso ha trovato il tempo anche per analizzare gli episodi tattici che hanno inciso sull’andamento della sfida, mostrando un lato umano e riflessivo non comune. L’ammissione più interessante riguarda il giovane Cristian Volpato: "Forse l'ho tolto dal campo troppo presto – ha confessato l’allenatore – perché lui ha un potenziale altissimo anche se, va detto, troppo spesso tende a spegnersi". Un’analisi onesta che getta luce sulle difficoltà nella gestione di un talento ancora grezzo. Tornando alla partita, il tecnico ha spiegato come il Sassuolo abbia faticato ad alzare i giri del motore nel primo tempo anche per demeriti propri e meriti della difesa avversaria, salvo poi migliorare nella ripresa quando la squadra ha aggredito il campo con maggiore cattiveria. Alla fine, l’impressione generale è che quel pareggio, privo di reti ma ricco di segnali, sia il presupposto ideale per un addio che sembra ormai scritto, per un tecnico pronto a raccogliere un'eredità pesante in una delle piazze più calde d'Italia.

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