Il Tesoro incassa 8,5 miliardi, ma il costo del debito schizza in alto: rendimenti da record per Btp e Ccteu

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ultimo appuntamento con il calendario delle aste di marzo si è chiuso con un dato inequivocabile: il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha portato a casa l’intero importo massimo offerto, pari a 8,5 miliardi di euro, ma per farlo ha dovuto riconoscere agli investitori i rendimenti più alti registrati da mesi a questa parte, un segnale che il mercato primario inizia a risentire della volatilità che sta attraversando il secondario. Ieri, giovedì 26 marzo, sono stati collocati tre nuovi titoli di Stato – un Btp quinquennale, un Btp decennale e una tranche di Ccteu – in un contesto di tassi in forte ascesa, con il Tesoro che ha così completato la tornata di fine mese iniziata mercoledì con l’emissione di Btp Short Term e Btp indicizzati all’inflazione.

Btp 5 anni, il rendimento vola a 3,48%

Per quanto riguarda il Btp con scadenza 1° febbraio 2031, quello con cedola annuale del 2,85% e codice Isin IT0005671273, la domanda complessiva ha raggiunto i 4,403 miliardi, a fronte di un’offerta massima fissata a 2,5 miliardi. Il rapporto di copertura si è attestato a quota 1,76, un valore che testimonia una richiesta discreta ma non certo entusiastica. Il dettaglio più significativo emerge però dal prezzo di aggiudicazione, fissato a 97,33, che ha portato il rendimento lordo al 3,48%: si tratta di un balzo di ben 86 punti base rispetto all’asta precedente del 26 febbraio, un incremento netto che allarga immediatamente il costo del nuovo debito. Il regolamento di queste operazioni – così come per gli altri titoli – è previsto per il prossimo 1° aprile.

La corsa dei rendimenti coinvolge anche il lungo termine

Lo stesso andamento rialzista si osserva anche per l’altro Btp a tasso fisso, sebbene i dettagli forniti dal Mef non abbiano riguardato la sola asta odierna ma anche i movimenti sul secondario e l’ammissione di un Bot semestrale alla quotazione sul Mercato Telematico delle Obbligazioni (Mot) gestito da Borsa Italiana. In particolare, il Bot in scadenza il 30 settembre 2026 (Isin IT0005702656), collocato sempre il 26 marzo per un ammontare di 7,5 miliardi – a fronte di richieste per 10,95 miliardi – sarà negoziabile a partire da venerdì 27 marzo. Il rendimento di questo Titolo a breve termine, complice l’attuale fase di mercato, ha sfiorato quota 2,5%, più precisamente attestandosi al 2,482%, con una salita di 44 punti base rispetto alla precedente emissione semestrale di fine gennaio.

Volumi e prospettive di circolazione

L’ammontare complessivo dei Bot in circolazione al 31 marzo è destinato a salire fino a toccare i 133,12 miliardi di euro, un dato che riflette il peso crescente del rifinanziamento del debito in scadenza. L’esito delle aste, che complessivamente tra mercoledì e giovedì hanno visto passare di mano oltre 20 miliardi di euro di titoli pubblici, delinea un quadro preciso: da un lato il Tesoro riesce a soddisfare il fabbisogno senza intoppi, coprendo interamente le tranches messe a disposizione; dall’altro, gli investitori istituzionali chiedono un premio per il rischio in costante aumento, spingendo verso l’alto la curva dei rendimenti.

Il differenziale di rendimento rispetto al Bund tedesco, che già nella giornata di mercoledì aveva registrato un allargamento, continua a rimanere sotto osservazione, mentre i prossimi impegni del calendario – con il Tesoro che guarda già al secondo trimestre – dovranno fare i conti con questa nuova soglia di costo della raccolta.

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