Il governo si spacca tra le sanzioni alla Russia e l’effetto Trump sui carburanti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il delicato equilibrio della maggioranza si misura ancora una volta sulle scelte di politica estera ed energetica, con i due vicepremier che tornano a scontrarsi su un tema che incrocia la guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e il caro-benzina. Matteo Salvini, leader della Lega, abbraccia senza riserve la linea del presidente americano Donald Trump, il quale ha recentemente allentato le sanzioni sul petrolio russo, una mossa giustificata dalla necessità di calmierare i prezzi del greggio dopo l’impennata legata al conflitto tra Israele e Iran. Antonio Tajani, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, ribadisce invece la posizione atlantista ed europeista, schierandosi con la linea di Bruxelles che, al momento, non intende derogare dalle misure restrittive imposte a Mosca. In mezzo a questo fuoco incrociato, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, tenta di tessere una mediazione in vista del prossimo Consiglio dei ministri, consapevole che il tempo per trovare una sintesi è sempre più ridotto.

Il pragmatismo di Salvini e la fedeltà Ue di Tajani

Matteo Salvini, intervenuto a margine di un gazebo del suo partito a Ponte Milvio, ha definito “pragmatica” la scelta di Trump, sottolineando come gli Stati Uniti, che pure guidano la Nato, stiano guadagnando da questa decisione. Il leader del Carroccio ha evidenziato quella che considera una paradossale distorsione del mercato: mentre Washington e Mosca traggono vantaggio dall’attuale assetto, con la Russia che incassa circa 150 milioni di dollari al giorno in più dalle vendite di petrolio, e Pechino continua a rifornirsi dall’Iran, a rimetterci sarebbe soprattutto l’Europa e, in particolare, l’Italia. “Non si tratta di essere pro Putin o anti Putin”, ha precisato Salvini, “ma di constatare che qualcuno ci sta facendo pagare il conto più salato”. La sua proposta, dunque, è che anche l’Unione Europea valuti un aggiustamento di rotta, adottando una linea più “realista” che tuteli le imprese e i cittadini italiani dalla speculazione e dai rincari.

Di tutt’altro avviso è Antonio Tajani, il quale, pur evitando un attacco diretto al collega di governo, ha ribadito con fermezza la necessità di mantenere la barra dritta. Per il ministro degli Esteri, l’Italia è stata tra i Paesi promotori delle sanzioni e abbandonarle ora significherebbe mandare un segnale sbagiato a Mosca, in un momento in cui, nonostante le difficoltà sul campo, il Cremlino non mostra segni di cedimento. Tajani ha ricordato come l’obiettivo delle restrizioni sia proprio quello di spingere Vladimir Putin a un cessate il fuoco, e ogni passo indietro su questo fronte rischierebbe di indebolire la posizione ucraina in un ipotetico tavolo negoziale. Le sue parole, pronunciate prima alla stazione Tiburtina e poi rilanciate a Bruxelles, riaffermano la volontà italiana di procedere di concerto con i partner europei, anche se questo dovesse comportare sacrifici sul fronte dei prezzi energetici.

La guerra in Medio Oriente e l’effetto domino sul mercato energetico

Lo scenario internazionale, già reso incandescente dal conflitto ucraino, si è ulteriormente complicato con l’escalation in Medio Oriente. L’analista russo Dmitrij Suslov, vicedirettore del Centro di studi europei e internazionali della Scuola Superiore di Economia, interpreta la sospensione delle sanzioni da parte di Trump non come un atto di amicizia verso Mosca, ma come una mossa dettata dal panico. Secondo Suslov, l’amministrazione americana si troverebbe in una situazione disperata, costretta a cercare soluzioni rapide per arginare l’impennata del greggio, che rischia di avere ripercussioni pesanti sull’economia globale e, di riflesso, su quella statunitense. La guerra tra Israele e Iran, infatti, ha fatto schizzare le quotazioni del petrolio, creando un paradosso per cui la Russia, nonostante le restrizioni, vede rifluire denaro fresco nelle sue casse, denaro che le consente di proseguire lo sforzo bellico in Ucraina senza la temuta asfissia finanziaria.

Nel frattempo, il conflitto non conosce tregua e le operazioni militari continuano a mietere vittime. L’esercito russo ha colpito la città di Zaporizhzhia con quattro bombe aeree guidate, un attacco che ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre 19, tra cui un ragazzo di 17 anni versante in gravi condizioni. Non solo: nella serata di ieri, forti esplosioni sono state udite a Dovzhansk, nell’oblast di Luhansk, attualmente sotto controllo russo. Secondo quanto riferito da Serhiy Sternenko, consigliere del Ministro della Difesa ucraino, un deposito di munizioni sarebbe stato fatto brillare nella zona, a testimonianza di come le ostilità proseguano con intensità su tutta la linea del fronte. Una situazione, questa, che rende ancora più urgente e complessa la ricerca di una mediazione politica, con il governo italiano chiamato a destreggiarsi tra le sollecitazioni dei suoi alleati interni e le pressioni che giungono dai partner europei e americani.

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