Carburanti in autostrada, rincari senza sosta nonostante la proroga del taglio delle accise

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La corsa dei prezzi dei carburanti lungo la rete autostradale italiana non accenna a fermarsi, e ciò nonostante l'ennesima proroga del taglio delle accise sul gasolio e le misure più mirate annunciate dal governo. Secondo gli ultimi dati diffusi dall'Osservatorio del Mimit, lunedì 7 settembre il prezzo medio in modalità self-service sulla rete stradale nazionale si è attestato a 2,054 euro al litro per la benzina, in lieve aumento rispetto ai 2,053 euro di domenica, mentre il gasolio è rimasto stabile a 2,165 euro al litro.

Sull'autostrada, invece, la verde è arrivata a costare 2,140 euro al litro e il diesel 2,239 euro al litro. Il giorno successivo, l'8 settembre, i listini hanno registrato un ulteriore incremento, con la benzina self salita a 2,058 euro al litro e il gasolio a 2,169 euro al litro sulla rete ordinaria.

L'ombra del petrolio e del gas sui prezzi alla pompa

A spingere verso l'alto i prezzi dei carburanti è innanzitutto il contesto internazionale, con le quotazioni del petrolio che si sono riaffacciate minacciosamente verso quota 100 dollari al barile. Il Brent, il greggio di riferimento europeo, ha superato i 99,4 dollari, mentre il Ttf, l'indice del gas naturale sul mercato di Amsterdam, è salito del 4,6% portandosi oltre i 76,6 euro al megawattora, toccando i massimi degli ultimi tre anni e mezzo.

Questa dinamica, che ricorda per certi versi lo scompiglio generato sui mercati energetici dall'invasione dell'Ucraina, ha ricadute dirette sul costo delle materie prime e, di riflesso, sulle bollette e sui carburanti, sebbene non si siano ancora raggiunti i picchi del 2022. A ciò si aggiunge l'andamento del greggio Wti, che ha superato i 93 dollari al barile, in un contesto di offerta petrolifera che gli analisti di Goldman Sachs vedono ancora condizionata dalle interruzioni delle rotte marittime mediorientali.

Bolzano in vetta alla classifica del caro-diesel

L'Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati del Mimit aggiornati all'8 settembre, stilando una classifica delle regioni italiane dove il gasolio si paga a caro prezzo. A primeggiare in questa graduatoria è la Provincia di Bolzano, che registra un prezzo record di 2,385 euro al litro, un valore che, secondo l'associazione, offre una fotografia drammatica della situazione. Subito dopo, a pari merito, si piazzano Calabria e Sicilia con 2,364 euro al litro, seguite dal Friuli Venezia Giulia a 2,358 euro al litro.

Questi dati, se confrontati con le medie nazionali, evidenziano un differenziale significativo che grava sui consumatori di quelle aree, sollevando interrogativi sulle ragioni di queste disparità territoriali che vanno oltre le semplici dinamiche di mercato.

La proroga del taglio e le richieste dei consumatori

In risposta all'impennata dei prezzi, il governo ha varato un'ulteriore proroga, seppur di brevissima durata, per il taglio delle accise sul gasolio, estendendolo fino al 10 settembre.

Il decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha rideterminato l'aliquota a 532,90 euro per mille litri, una riduzione di 140 euro rispetto all'aliquota ordinaria, finanziata attraverso il meccanismo dell'accisa mobile che utilizza il maggior gettito IVA generato dall'aumento del prezzo internazionale del petrolio.

Tuttavia, l'intervento, che prevede una copertura di 60,4 milioni di euro, ha un carattere temporaneo e limitato al solo gasolio, lasciando presagire che, senza ulteriori provvedimenti, dall'11 settembre lo sconto verrà meno. Secondo i calcoli dell'Unione Nazionale Consumatori, senza questo sconto, il gasolio in autostrada arriverebbe a costare 2,411 euro al litro.

"Se si vuole evitare che diventi un autunno caldo sul fronte dei prezzi, non basta abbassare le accise alle solite quattro categorie, autotrasportatori, agricoltori, tassisti e pescatori", ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. "Non tutti quelli che trasportano merci possono usufruire delle agevolazioni fiscali. Anche aiutare solo chi ha un Isee basso o il bonus carburanti per i pendolari, per quanto giusto, non serve minimamente a frenare l'impennata dei prezzi".

Un mercato in fibrillazione tra autostrade e rete ordinaria

Le associazioni dei consumatori hanno più volte sottolineato l'asimmetria tra gli aumenti sulla rete autostradale e quelli sulla rete ordinaria, un divario che secondo Dona "attesta che l'andamento del prezzo non dipende solo da quello del greggio, ma dalla possibilità maggiore o minore di poter speculare". In autostrada, dove la concorrenza è più limitata e i distributori sono distanziati tra loro, si può approfittare maggiormente delle situazioni di picco della domanda.

Il Codacons ha denunciato che, in un solo mese, un pieno di gasolio sulla rete ordinaria è aumentato di 4,5 euro nonostante lo sconto sulle accise, mentre rispetto a inizio luglio l'aggravio è di 14,2 euro. Allo stesso modo, un pieno di benzina costa oggi 3,6 euro in più rispetto a un mese fa.

Questi dati, che fotografano un disagio diffuso tra gli automobilisti e le imprese, gettano un'ombra sulle prossime settimane, in attesa che il governo definisca l'architettura degli "aiuti mirati" promessi per sostituire il taglio generalizzato delle accise e che, stando alle ultime indicazioni, dovrebbero concretizzarsi non prima di ottobre.

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