L’asilo degli orrori, schiaffi e punizioni ai bimbi. Il sindaco incredulo: “Ci ho mandato anche i miei figli”
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Redazione Interno
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Polverigi (Ancona), 24 luglio 2026 – Ha appreso dai carabinieri soltanto stamattina quanto accaduto il sindaco di Polverigi, Daniele Carnevali, un paese di poco più di quattromila anime nell’entroterra marchigiano, dove due maestre d’asilo sono finite ai domiciliari con l’accusa, pesantissima, di maltrattamenti continuati ai danni di decine di bambini.
“Ci è arrivata la notizia questa mattina quando ci è stata notificata da parte dei carabinieri, riguardo l’emissione delle misure cautelari”, ha dichiarato il primo cittadino, ancora visibilmente scosso e incredulo dinanzi a quanto emerso dalle indagini; e proprio la circostanza che anche i suoi figli abbiano frequentato quell’istituto aggiunge una nota di sgomento personale a una vicenda che ha già scosso l’intera comunità locale, sebbene il sindaco abbia poi precisato che nell’ordinanza notificata non venivano inizialmente specificati i dettagli dei reati, emersi soltanto in seguito con la
Lettura dell’ordinanza cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari di Ancona.
Schiaffi, pizzicotti e il buio in bagno: il quadro accusatorio
Secondo la ricostruzione operata dai carabinieri, che hanno coordinato le indagini per diversi mesi prima di richiedere le misure restrittive, le due educatrici – entrambe italiane e con esperienza pluriennale nel settore – avrebbero sottoposto i piccoli affidati alla loro custodia, di età compresa tra i 3 e i 6 anni, a un vero e proprio regime di vessazioni quotidiane. Tra le condotte contestate figurano schiaffi al volto, pizzicotti e tirate di capelli, pratiche umilianti e degradanti che andavano ben oltre i limiti di una qualsiasi forma di correzione disciplinare.
Ma non solo: i bambini venivano costretti a camminare scalzi dopo che le calzature venivano loro tolte con la forza, e talvolta lasciati in giardino sotto il sole cocente senza il cappellino, che veniva strappato via come ulteriore punizione. E ancora, il ricorso alla reclusione in spazi angusti: alcuni minuti passati chiusi al buio nel bagno della struttura, un trattamento che, secondo gli inquirenti, aveva lo scopo di piegare la volontà dei più piccoli e che si inseriva in un quadro di sopraffazione psicologica difficilmente immaginabile in un contesto educativo.
Le indagini dei carabinieri e i domiciliari per le due maestre
Le due donne, le cui generalità non sono state rese note per tutelare la riservatezza delle vittime e delle loro famiglie, si trovano attualmente ai domiciliari in attesa dell’interrogatorio di garanzia e delle successive fasi processuali; l’ordinanza del gip di Ancona, che ha disposto la misura cautelare, ha accolto le risultanze di un’attività investigativa complessa e articolata, condotta dai militari dell’Arma con intercettazioni, testimonianze e acquisizione di immagini registrate all’interno della scuola.
Proprio le testimonianze raccolte tra i genitori, molti dei quali si erano accorti di un cambiamento nell’umore e nei comportamenti dei propri figli, hanno fornito elementi decisivi per avviare la macchina giudiziaria; e a questi si sono aggiunti i racconti dei bambini stessi, ascoltati in modalità protetta per evitare ulteriori traumi, che hanno descritto con il loro linguaggio semplice e talvolta frammentario scene di violenza e prepotenza che le due educatrici mettevano in atto con frequenza quasi giornaliera.
Il sindaco e il rammarico: “Ci ho mandato anche i miei figli”
“Inizialmente l’atto non specificava i dettagli dei reati – ha spiegato il sindaco Carnevali nel corso di una breve dichiarazione rilasciata davanti al municipio –, emersi poi con l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Ancona”. E proprio la scoperta dell’esatta natura delle accuse, con i particolari agghiaccianti emersi dalle carte processuali, ha gettato nello sconcerto non solo l’amministrazione comunale ma l’intero paese di Polverigi, dove la scuola dell’infanzia coinvolta rappresenta da sempre un punto di riferimento per le famiglie del territorio.
“I miei figli hanno frequentato quella struttura – ha aggiunto il primo cittadino con voce tremante – e come me tanti altri genitori che oggi si chiedono cosa sia realmente successo in quelle aule e come sia stato possibile che tutto questo accadesse senza che nessuno intervenisse prima”. Il sindaco ha inoltre assicurato la piena collaborazione del Comune con l’autorità giudiziaria e con i carabinieri per fare piena luce su ogni aspetto della vicenda, annunciando al contempo l’attivazione di un supporto psicologico per le famiglie colpite e per i bambini che hanno subito i maltrattamenti.
La reazione dei genitori e le domande senza risposta
La notizia degli arresti domiciliari ha fatto rapidamente il giro del piccolo centro anconetano, scatenando un’ondata di indignazione e di dolore tra i genitori, molti dei quali si sono ritrovati a ripercorrere con angoscia gli ultimi mesi per cercare di individuare segnali che avevano forse sottovalutato o interpretato come normali difficoltà di adattamento dei propri figli.
Schiaffi, tirate di capelli, il cappellino strappato sotto il sole cocente e i minuti chiusi al buio in bagno per punizione sono solo alcuni degli episodi che ora compaiono in un calendario giudiziario destinato a fare chiarezza su una delle pagine più buie della storia educativa locale; e mentre le due indagate restano relegate tra le mura domestiche in attesa che la procura di Ancona definisca l’impianto accusatorio, le famiglie attendono risposte che possano restituire un senso a quanto accaduto e, soprattutto, garantire che episodi analoghi non possano ripetersi in futuro.
I carabinieri, dal canto loro, proseguono nelle verifiche per accertare se vi siano state altre vittime o se il numero di bambini coinvolti sia più ampio di quello emerso finora, in un’indagine che, partita da una segnalazione anonima, si è progressivamente allargata fino a disvelare un quadro di violenza sistematica che ha lasciato tutti senza fiato.
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