L’asilo degli orrori a Polverigi, il sindaco: “Ci ho mandato i miei figli”. Due maestre ai domiciliari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia è arrivata come un pugno nello stomaco, una di quelle che ti lasciano senza fiato e ti costringono a fare i conti con l’imprevedibile crudeltà che a volte si annida dietro facciate rassicuranti.

Il sindaco di Polverigi, Daniele Carnevali, ha appreso dai carabinieri solo nella mattinata di oggi l’esistenza dell’indagine e l’emissione delle misure cautelari che hanno portato agli arresti domiciliari due educatrici dell’asilo nido e scuola per l’infanzia Farfallegre, una struttura che lui stesso, come molti genitori del piccolo comune dell’entroterra anconetano, aveva scelto per i propri figli.

La scoperta di quanto accaduto tra quelle mura, tra schiaffi, punizioni e bambini lasciati al buio, ha gettato nello sconcerto l’intera comunità locale, che fatica a riconoscere l’immagine di un luogo di crescita e serenità in quelle che sono diventate le stanze di un vero e proprio “asilo degli orrori”.

Lo sconcerto del primo cittadino e la scoperta dei dettagli

“Inizialmente l’atto non specificava i dettagli dei reati – ha dichiarato il sindaco Carnevali, visibilmente scosso –, ma poi sono emersi con l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Ancona”. Le parole del primo cittadino tradiscono un incredulità profonda, quella di chi ha sempre considerato quella struttura un punto di riferimento per le famiglie del territorio e che ora si trova a dover elaborare una realtà ben diversa da quella pubblicizzata sul sito internet della cooperativa.

Il sito dell’asilo, ancora oggi, è un tripudio di colori e di immagini idilliache, con bambini sorridenti e insegnanti impegnate in attività educative apparentemente all’insegna della migliore tradizione pedagogica. Come principio guida, campeggia in alto una citazione di Maria Montessori che recita: “Il bambino è una sorgente d’amore; quando lo si tocca, si tocca l’amore”. Un motto che, alla luce dei fatti contestati, suona come un macabro e amaro controsenso rispetto alla condotta tenuta, almeno stando alle accuse, da due delle operatrici della struttura.

La lettera anonima che ha fatto scattare l’inchiesta

A far scattare le indagini, condotte dalla Procura di Ancona e coordinate dal giudice per le indagini preliminari Carlo Masini, è stata una lettera anonima. Un foglio lasciato prima nella cassetta della posta della polizia dell’Unione dei Comuni e poi, probabilmente per maggior sicurezza, anche in Comune. Un gesto che ha rotto il muro di silenzio che sembrava avvolgere l’asilo Farfallegre, gestito dalla Cooperativa Opera Pia Coniugi Lesti e situato in via Dante Alighieri.

La denuncia di una maestra, che ha avuto il coraggio di rompere l’omertà, ha fornito gli elementi per avviare un’indagine che ha portato alla luce un sistema di maltrattamenti che sarebbe stato messo in atto abitualmente ai danni dei più piccoli. Le due educatrici finite ai domiciliari sono Daniela Angelani, 60 anni, di Offagna, insegnante prossima alla pensione, e Gabriella Lisi, 53 anni, originaria della Sicilia ma residente a Castelferretti.

A loro vengono contestati, in concorso tra loro, maltrattamenti e abbandono di minori, con l’aggravante di aver approfittato della posizione di garanzia rivestita nei confronti dei bambini affidati alle loro cure.

La dinamica dei maltrattamenti e il ruolo delle istituzioni

Le accuse, che dovranno naturalmente trovare conferma nel corso del processo, dipingono un quadro inquietante di violenze psicologiche e fisiche. Non si tratterebbe di episodi isolati, ma di una prassi consolidata che avrebbe visto i bambini vittime di schiaffi, umiliazioni e punizioni degradanti, come quella di essere chiusi in stanze buie. La dinamica dei fatti, ricostruita dagli investigatori, delinea un ambiente educativo profondamente deviato rispetto agli standard di cura e protezione che dovrebbero caratterizzare un asilo nido.

Le indagini hanno preso avvio proprio dalla lettera anonima, un segnale che ha spinto la magistratura a intervenire tempestivamente per porre fine a quelle che, secondo l’ipotesi accusatoria, erano condotte abituali e lesive dell’integrità psicofisica dei minori. La decisione del gip di Ancona di emettere le misure cautelari degli arresti domiciliari testimonia la gravità degli elementi raccolti dalla Procura, che ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di reiterazione del reato.

La cooperativa che gestisce l’asilo, la Opera Pia Coniugi Lesti, è ora al centro dell’attenzione mediatica e dovrà rispondere, sul piano civile e amministrativo, delle eventuali carenze organizzative e di controllo che potrebbero aver favorito il protrarsi di tali comportamenti.

La riflessione dello psicologo e il tema della tutela

La vicenda di Polverigi riapre, con drammatica attualità, il dibattito sulla sicurezza e il monitoraggio dei contesti educativi per l’infanzia. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Lavenia, presidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi delle Marche, il quale ha sottolineato come episodi di questo tipo provochino “una frattura profonda col mondo degli adulti”, minando alla base la fiducia che genitori e bambini ripongono in quelle che dovrebbero essere istituzioni protettive.

Al di là dei singoli fatti, che saranno accertati dalla magistratura, emerge con chiarezza la necessità di rafforzare i sistemi di controllo e di vigilanza all’interno delle strutture educative, per garantire che ogni bambino possa vivere un’esperienza di crescita serena e sicura, lontana da qualsiasi forma di violenza o prevaricazione.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.